Sounds, Words...
Serata alle solite. Le undici e non si sa a che ora si cena o che...
Intanto stiro. E, al colmo della rivolta femminile, sommersa da una ben poco eroica ed oscariana pila di bucato, guardo, non sia mai, Lady Oscar. Anche il Grandier, non guasta. Il film Insieme per sempre, vhs Dynamic. E mi rendo conto che, non ascoltando da un po' la VULGATA, a parte svarioni assurdi (Hansel e le sue tavanate e una certa legnosità dovuta al pessimo adattamento), non è male, intendo, come loro, i nostri doppiatori, hanno interpretato (non voglio usare il termine recitare), come hanno donato le voci. Riascoltandolo con tanta distanza di tempo, non notavo più tanto le differenze di intonazione, ma le somiglianze, le sfumature. Anche se...
E però, permettetemi una cosa. La scena famigerata dello strappo della camicia. Sentito la musica di sottofondo? Conferisce alla scena un alone doloroso, maliconico, che grava su Oscar e André, sulla loro tristezza.
Bella, questa versione con quella musica. Diversa, ma bella. Di una tristezza infinita. Quella musica addolcisce tutto. La violenza che si prova, con Oscar, stemperata nella malinconia. E' una scelta notevole.
E poi, che emozione sentire Oscar chiamare André "Amore mio"... WOW! Quando, nel bosco, dice, con trasporto, "Amore mio, con te al mio fianco posso vivere per sempre...". Troppo, troppo bello... *_* Tutti abbiamo immaginato di sentirglielo dire: qui lo fa davvero! Non è poco. Dalla voce della mente, dalla voce dei racconti, alla voce reale. Gliel’ha detto. Era ora! Era ora! Un catartico “Finalmente!”.
E poi quell'addio, appena sussurrato, le loro parole pronunciate con pudore, discrezione, a bassa voce, in mezzo alla gente, che pure tace e si è fatta distante, muro di persone sospese nel limine del passaggio. Un addio in pubblico, per un fatto del tutto privato, come l'amore, come la morte.
E lei che, accorata, ricorda quell'alba che hanno visto insieme, e vorrebbe vederne un'altra, mano nella mano, e pensa alla fortuna di essersi conosiuti e - dopo, aggiunge, - di essersi amati. E' un pensiero straordinario, quel "di esserci conosciuti".
Straordinario. E toccante.
Sono piccole immagini straordinarie, quelle che Oscar qui, senza neanche la potenza delle immagini, solo sceneggiatura, per voce solo, evoca. Siamo di fronte ad un’opera che sfrutta appieno tutte le sue potenzialità. E dove il disegno non arriva – per scelta per esclusione ed evocazione del regista, per fretta di chiudere, per tempi ristretti di produzione -, ecco la potenza di poche, infinite, parole.
E le immagini finali, quel montaggio, quella scelta, davvero commovente nel metterli assieme, nel ricordarli assieme. Nel volerli rivedere assieme e pensarli così, anche quando, in effetti, non lo erano.
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