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da Sonia: Ancora dalla parte delle bambine

di littlecorner.it (11/07/2010 - 14:04)

Testo di Sonia.


Ho avuto modo di leggere, di recente, “Ancora dalla parte delle bambine”, di Loredana Lipperini.
E’ un libro che, nel titolo, richiama apertamente il famoso testo di Elena Gianini Belotti, “Dalla parte delle bambine”, che mia madre lesse quando, tra il 1977 e il 1978, aspettava la mia nascita.
Per questo motivo le regalai, a Natale, il libro della Lipperini ripromettendomi poi di leggerlo io stessa.
Così è stato e l’ho trovato estremamente ricco di notizie e spunti di riflessione mai banali e spesso fecondi di ragionamenti ulteriori.
E’ un libro che riserva alcune sorprese, che spesso difende anime, manga e non solo.

A pagina pagina 191 si cita Lady Oscar come luminosa eccezione tra le donne dell’immaginario narrativo: è un'eroina guerriera che supera la rigida divisione tra quello che è maschile e femminile. Cito: "Con Oscar crollerebbe la contrapposizione tra i sessi, insieme ai miti della virilità e della debolezza femminile". Se vogliamo, mi ricorda un pensiero che avevo più volte espresso: Oscar è una vera donna perché non è stata "addestrata" a fare la femmina, quindi scelte e azioni provengono genuinamente da lei, non da maschere sociali.
Ma, essendo eccezione alla regola - “un’infiltrata”, la definisce la Lipperini - elemento solitario in un mondo ancora rigidamente diviso tra uomini e donne, Oscar soccombe.

Mi sono chiesta quante donne “narrate” abbiano la stessa potenza liberatoria di Oscar. Sicuramente - voglio essere ottimista - sono più di quelle che io posso conoscere e ricordare.
Ma, per prima, mi è venuta in mente Lisbeth Salander, atipica protagonista della trilogia di Millennium. E, ragionandoci, mi rendo conto che l’idea è meno balzana di come può apparire.
Come Oscar, intanto, Lisbeth ha il valore aggiunto dell’icasticità, per il suo stesso essere e per la quantità di persone che è riuscita a raggiungere tra libri e film.
Anche lei potrebbe apparire avvolta dalle spine: Lisbeth è stata incatenata in più modi per impedirle di essere se stessa, di agire, di vivere la propria vita. Ma anche lei prende, afferra direi, la sua libertà. E ancora: a differenza delle protagoniste "classiche" della narrativa, Lisbeth ha un lavoro considerato di solito appannaggio degli uomini (di fatto, hacker) e usa il suo talento in maniera disinvolta e aggressiva (per riparare torti ma anche per risolversi problemi), decide della sua vita, va in moto. Nel libro, ma non nel film, anche lei ha il suo momento da "Cuore di donna", concessione alla femminilità classica, gonfiandosi il seno.
A differenza di Oscar, Lisbeth sopravvive.
Segno che forse, finalmente, pur a fatica, c'è spazio per persone che scavalchino la divisione maschile/femminile, rosa/azzurro e via dicendo?

Certo è che donne di tale tempra, nell’epoca adatta e con qualche trauma in meno, avrebbero potuto condividere più di una sfumatura con Petra Delicado. Sfaccettata come solo la protagonista di una serie di romanzi può essere (autrice: Alicia Giménez-Bartlett) è ispettore di polizia ben consapevole della questione femminile e animata dall’ironia dissacrante di chi ha vissuto molte vite e le padroneggia tutte.

Ultimo inciso sul libro della Lipperini: dopo aver fatto un’analisi critica su un certo tipo di letteratura di genere, tesse un elogio delle fanfiction tra pagina 272 e pagina 273.
“Perché da spettatrici si fanno partecipanti (...) perché a commentare non sono soltanto appassionati dello stesso oggetto cui è stata dedicata la storia, ma persone che, in assoluto, comunicano attraverso la scrittura. Che la amano per quel che è, e non per quel che potrebbe portare. Il sogno degli umanisti: se solo lo sapessero. (...) Oltretutto, quasi ogni lettrice è a sua volta autrice: e accanto alle prove tipicamente adolescenziali, naïf, ingenue ci sono numerosissimi esempi di storie letterariamente notevoli. Il solo fatto di dover scegliere un genere, osservare delle regole psicologiche nella creazione del personaggi, assegnare un rating e soprattutto riflettere insieme alle altre sul testo è un esercizio intellettuale e un elemento di coesione del gruppo. E’ come un laboratorio di scrittura permanente, sottoposto a un complesso sistema normativo.”
Resta solo da fornire gli estremi di questa lettura, a mio avviso interessante per chiunque sia stata bambina e non solo per le madri: Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, Feltrinelli, 2007.

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Una scalinata in selci

di littlecorner.it (09/07/2010 - 13:56)

Ieri ho letto una mail che mi hanno girato.
Non è che non lo sapessi, è che, certe volte, si preferisce dimenticare. Perché è tutto di una tristezza così abissale e ti domandi cosa puoi fare, se non riesce a fare chi ha potere.
Iniziava con un decoder, quella lettera. Un banale recupero crediti. Procedura ordinarissima, odiosetta, anche, che, stavolta, incappa in qualcosa di imprevedibile.
E ne viene fuori un dialogo intenso, a due voci. La tristezza, il rimpianto, l'incredulità, lo stupore.
Risalta la dolcezza del ricordo, di chi ha vissuto a L'Aquila, e di chi l'ha conosciuta in viaggio. La partecipazione, a distanza, di chi, incredulo, cerca di immedesimarsi non solo nell'aver vissuto quella tragedia, ma nella realtà terribile che, dopo oltre un anno di distanza, le cose siano ancora così.
Scorci bellissimi, come quella descrizione che dice
"Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal
Duomo verso la basilica di Collemaggio.
E mi sale il groppo alla gola.
Le dico che abitavo proprio là.
"
In questo dialogo tra due estranee, che in comune hanno solo un nome, un ricordo, una città.
La protesta, vibrata, "Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio, Le
racconto che però i ladri ci vanno indistrurbati.
"
L'assurdo della burocrazia che chiede ICI su immobili distrutti, delle banche che esigono mutui su case che non esistono più. Le tasse da pagare, comunque, i prestiti da rimborsare, uno Stato che sembra esserci solo per devastare, ulteriormente, chi ha già sofferto a sufficienza ed oltre. Dov'è lo Stato quando deve erogare contributi? Passano anni, si sprecano, se non sono inesistenti, fondi, le vite trascorrono nell'attesa non più neanche speranzosa. E, però, questo Stato corre a chiederti tasse e contributi, anche quando non puoi, materialmente, oggettivamente, avere di che dare. Come si può?
Sa di presa in giro.
Sa di Italia.
E, infatti, si legge di affitti triplicati senza controllo.
Dall'altro lato, la voce protesta:
"Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo, non
potete restare così.
Chiamate i giornalisti televisivi, dovete dirglielo,chiamate la
stampa,devpno scriverlo."
LORO NON SCRIVONO, NOI CERCHIAMO DI FACCIAMO GIRARE
E, quindi, io cerco, per quello che posso, di far conoscere.
Qualcosa ne sapevamo.
Ci sono colleghi che avevano comprato casa per il matrimonio. Quella casa non esiste più. E' il vuoto. Fisico. Delle speranze. Dei ricordi. Dei progetti.
Un vuoto fitto di inganni.
Inganna il tempo. Che passa, giorno dopo giorno. Ti lascia una speranza. Poi, ti volti indietro. Scopri quanto tempo è passato. Guardi avanti. Ti chiedi quanto ancora deve trascorrerne. E il vuoto resta. Ti domandi dove siano le promesse. Gli impulsi a fare. I farò dirò vedrò. Noi italiani siamo abituati. Noi del Centro, forse, ancora di più, adusi come siamo a non essere considerati, presi tra lo sprint del Nord e i problemi di sempre del Sud. Qua ci sono i terremoti, le frane, gli incendi e le alluvioni, e noi tiriamo avanti.
L'Aquila è città colta, di storia. L'Abruzzo è una regione bellissima.
Noi, vicini di terra, noi che, quando possiamo, facciamo una scappata al Parco Nazionale, a Sulmona, a Pratola Peligna, noi che abbiamo persone vicine che lavorano proprio in quelle zone, noi sappiamo quanto bella e ricca sia quella zona. E guardiamo con tristezza a questa catastrofe, immane, che ha portato via vite, tutto.
La casa è un diritto.
Dovrebbe esserlo.
Dovrebbe esserlo anche vivere dignitosamente. Poter riaccedere alle proprie cose. Il ladro, che non ha regole, vi accede, libero. Il proprietario, rispettoso di esse, no. Sarà un caso? E' vero, di fronte alla natura, agli scherzi crudeli e cattivi che fa, non esiste diritto.
Però, per gli esseri umani (???), per chi promette, per chi ha incarichi istuzionali e li ricopre, ammantandosi di quella veste, il diritto, gli impegni assunti, esistono. Chi ha il potere non deve dimenticare che esso è prima di tutto un servizio verso chi quel potere gli ha delegato, col diritto di voto (democrazia rappresentativa), verso chi, con le proprie tasse, gli paga l'incarico. Un servizio per il bene pubblico, e non solo, dunque, un munus.
 
Spero che questa ragazza possa trovare almeno un conforto nella partecipazione umana. E, per come è l'Italia, spero che almeno quel recupero crediti si blocchi. Sarebbe un'ulteriore beffa, inutile, e neanche ci sorprenderebbe, purtroppo.

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