Ego ego ego
“André” si domanda Oscar negli script dei dvd Yamato, ep. 37, “non riesci più a vedere persino me?”.
La domanda sarebbe pure legittima ed accorata, ma analizziamo per un attimo il contesto.
Non riesci a vedere me in quanto figura nella stanza in penombra oppure non riesci a vedere me che fino a poco fa ero centrale nella tua vita? È smarrimento, quello che prova Oscar, dolore, certo, ma quanto di egocentrismo si rivela da quella frase?
Oscar sa di essere stata importante per lui.
Poco dopo, nel bosco, glielo dice apertamente di aver saputo da tempo che lui la amava. E quando scopre della futura cecità di lui e di quanto la cosa sia ormai avanzata, ecco la reazione. Non “Non vedi più”, ma “Non vedi neppure me”, neppure me che sono stata la tua vita fino a poco fa.
Oscar, in realtà, in quella frase, sembra ferita nell’orgoglio. È, in un certo senso, come se dicesse, “Il resto puoi anche non vederlo, ma me no…”
Perché lui voleva vivere. E lei anche. Glielo confessa, nel bosco “Con te, sento di poter vivere ancora”. E forse sarebbe accaduto. Il dottore era stato possibilista, anche nella versione giapponese, e il tema di voler seguire l’istinto del suo cuore torna, nelle frasi di Oscar, come in quelle del generale, dall’inizio alla fine dell’episodio.
"Mia moglie ha molti uomini..." Ovvero Le corna di Luigi
Interessante categoria, mi si passi il termine, quella dei cornuti. Felici di esserlo, beati ignari, assenti distanti, distratti disinteressati. O, invece, incazzosi, ruminanti livore, consci del prurito sulla sommità della cervice, eppure ben pronti ad avvantaggiarsene, manco fosse una dote acquisita quella di incamerare incarichi, denaro, benemerenze grazie alla condivisione della partner femminile.
Capita. Capitava dare in moglie al fattore la propria amante, e il proprio lascito di dna. E così assicurare all’amante una buonuscita, alla prole un cognome, al fattore di che vivere. Una sicurezza per tutti, il gran capo in testa, libero finalmente, sistemati armi e bagagli.
Capita, di avere una consorte, mi si passi, un poco puttana. In fondo, per il sommo Guccini, “per aver soldi, la fama e la gloria, bisogna essere un poco puttana” (cito da Fantoni Cesira – col ph, ovvio…).
Che tipo di cornuto sarà stato Luigi? Tranquillo, pacioso, preso dalle sue cose, la storia, la cultura, le cavalcate sfiancanti, la caccia, oppure uno appena pronto a scattare e prendersela coi più deboli per sfogare la frustrazione?
Luigi quello della fuga di Varennes, in cui comunque si serve senza troppi scrupoli morali dell'amante della moglie? Quello che raccontano i libri? O il piagnucoloso (e in ben più di un’occasione) del manga?
Togliamo il forse, vecchio Luigi…



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