Ambizione... e disgusto
Ho già parlato all'inizio del blog di cosa penso dell'André del manga. Un ottimo diserbante. C'è il tizio che ci taglia l'erba e si prende per 4-5 ore di lavoro 150 euro ogni mese esentasse, la prox volta gli dico no grazie, viene tale AG. -_-;
Una premessa a scanso di equivoci: su André sto ironizzando, volutamente, in quello che scrivo.
Nel manga André straparla. Strappa l’erba. Probabilmente la rolla anche, da quello che dice e fa. Afferma (ma di fronte al babbo chiaramente incazzoso a cui punta alla gola il coltellino da funghi) di non volersi sposare, anzi, quando Oscar gli si dichiara e, tempo dopo, avvenuto un sano carotaggio – non si sa mai, meglio controllare prima –, annuncia, candida candida, senza chiedere previamente il di lui parere, che si sposano alla fine della battaglia, ha l’espressione di chi ha preso un cazzotto nello stomaco. Pensa bene pure di farsi accoppare.
Frequenta bettole, tanto che Oscar lo sa benissimo e sfrutta la cosa.
Il generale lo sposta come un bambolotto: vai ad arruolarti? Lui va.
Vi sembra ambizioso? Boh…
Ma proseguiamo. André passa metà del manga in ginocchio. Segno di volontà di elevazione? Non aspetta altro che ascendere in gonnellino? L’altra metà la passa a tentare di suicidarsi – certo, si veste come la caricatura di una bomboniera, per l’occasione, ma magari era l’abito della Prima comunione o del Bar Mitzvah gelosamente conservato dalla nonna sotto naftalina – e a parlare di seppie e zoccoli di satiri, chiaramente ululando tutta la sua paura di inadeguatezza di fronte ad Oscar (salvo ammettere, ripetutamente, in privato, che non ce la fa più a trattenersi). Non mi pare ambizioso. Semmai frustrato.
La nonna gli spiega chiaramente niente medico perché costa al padrone. E lui incassa e conta i gradini.
Se la sua massima ambizione è quella, peraltro comprensibilissima, di vedere Oscar nuda (e infatti va di candele che è una meraviglia), di pigliare a tazzinate Giro (ma la cioccolata non era neppure bollente, che pirla!) e di strapparsi reciprocamente copiose ciocche di capelli con Alain, allora siamo messi bene… Voleva fare il parrucchiere? Poteva dirlo.
Voleva fare il cantante, tanto che, accoppato a morte piglia a canticchiare? Poteva dirlo!
Voleva fare il pescatore, visto che ama tanto le seppie? Poteva dirlo.
Le preferisce cucinate? Dubito che Oscar si presti, ma, anche qui, poteva dirlo.
Non sa neanche usare il fucile: glielo insegna Oscar, tanto che lui, poco prima di dipartire, mette a frutto questa conoscenza e ne accoppa un bel po’.
Ma sono questi segni di ambizione? Boh…
Lo è leggere un libro?
Nell’anime André non si limita a sapere leggere, ma a scrivere. Saper leggere era già più diffuso, non quanto scrivere: in pochi sapevano fare solo la propria firma o un segno e non altro. Il fatto che Dezaki abbia inserito André che non solo scrive ma addirittura tiene un diario nel tempo è indicativo (a meno che non fosse del tutto casuale… LOL).
Dal medico ci va, di propria iniziativa.
Nell’anime André frequenta riunioni politiche e non solo bettole. Ricordate la Migliavacca? “André era un radicale, un uomo del suo tempo” (potrei sbagliare, vado a memoria…). Lo fa per capire il tempo in cui vivono, per un suo concetto di eguaglianza. E si ferma ai comizi anche quando già è in divisa, anche se sorvola sulle domande dirette di Bernie.
Non solo, il lavoro se lo trova per conto proprio, orgogliosamente disperato.
Viene anche mandato da Oscar in avanscoperta, a spulciare biblioteche ed archivi, a far parlare, mentre lavorano ancora a corte. Dobbiamo quindi presumerlo capace di interagire in situazioni simili, non il farmer modello Stokes ma uno in grado di frequentare e usare tali strumenti. Viene anche descritto come provetto ballerino – magari più di Oscar, LOL – e il ballo a quei tempi aveva canoni rigidi, si studiava appositamente.
Dice anche che sposarla è la cosa che più desidera al mondo (a parte qualcuno che gli tolga quella cacchio di pallottola di dosso o una sana vendetta verso l'autrice che l'ha defunto).
Mi dà come l’idea di voler arrivare comunque, di voler comunque presenziare, anche senza avere niente da dire o niente di nuovo da dire.
È questo l’André schivo che conosciamo? Una primadonna che deve essere sempre lì pronta ad apparire comunque? Boh…
A me piace l’André sornione, quello ironico, quello che trascolora nel malinconico negli anni. È divertente vederlo ribattere con Lelou che è bello anche se lei non lo guarda, e arrossire di fronte alle sue battute su Oscar, ma è bello anche quando se ne sta zitto a leggere il suo libro. Sebbene adori la voce di Massimo Rossi, se l’avessi sentito mai declamare zoccoli di satiro e quant’altro forse avrei preferito il silenzio. Voi noi?
E non è anche un André della Ikeda quello sornione e silenzioso col libro in mano? Non sono quelle le scene che vi restano più impresse del manga? André che carezza Oscar seduto accanto a lei (e non provate fastidio di fronte a “Perché deve sopportare così, una donna?” Come se una donna fosse una cosa fragile e non una persona come le altre! – ma la scena è bella, parla da sé, per fortuna!), André che torna a baciarla, richiamato da lei sulla porta, André che scambia quegli sguardi silenziosi nella I Gaiden.
Perché la Ikeda vorrebbe disfarsi di qualcosa che anche lei ha creato e non solo Dezaki e gli sceneggiatori?
Perché, invece, non ha niente da ridire sull’André del Takarazuka che, addirittura, ferito all’occhio, resiste e addirittura consegna il ladro ad Oscar? Anche quella è una deviazione ed una libera interpretazione rispetto al suo André.
Il problema l’abbiamo già visto e sperimentato con Barry Stokes e quella sceneggiatura. Ed è un problema di aspetto ma anche di modi. È l’inadeguatezza ad incarnare un personaggio che purtroppo si porta addosso i sogni e le aspettative e le frustrazioni di migliaia di lettrici e pure di tanti lettori. André piace, suscita simpatia. Ma ormai è svincolato dalla sua autrice. Ormai, come ogni capolavoro, è consegnato ai lettori, per sempre. L’André di Dezaki non toglie niente a quello della Ikeda, anzi, semmai lo arricchisce. Perché resta fedele al personaggio, anche se lo innova. Perché conserva la delicatezza, il silenzio e insieme la forza di un amore che dura nel tempo. Non è cambiandogli il colore degli occhi che l’autrice si riapproprierà del personaggio; non è, come fa da anni, non mancando di elargire dichiarazioni provocatorie sul personaggio quasi in odio alle aspettative celestiali delle fan e alla SUA sceneggiatura scritta nero su bianco del SUO fumetto. Non è così, anzi, l’autrice dovrebbe essere felice, orgogliosa e non frustrata di aver saputo creare, dare vita a capolavori simili! Ma, dicevo, appunto, dare vita. Dare vita e lasciare che siano autonomi, proprio come una creatura, che non ha più bisogno di attenzioni e cure e vola alto e vive di vita propria. È questo il senso della creatura artistica, di ogni creazione, a pensarci bene. Amare significa avere la forza di farsi indietro, lasciando libero di vivere l’oggetto del nostro amore. Altrimenti è solo egoismo, egocentrismo, amore di sé. Non si ama, ma si tortura, a tenere legato l’oggetto dell’amore. Se l’amore non è proiezione di egoismo, ma altruismo, l’amore libera.
Ora, che proprio l’autrice “richiami” a sé i personaggi, senza capire che lei è lei e sicuramente è un personaggio di valore ed interessante – se soltanto si concedesse anche al pubblico occidentale e non solo alle fan giapponesi osannanti –, mentre cosa diversa sono le sue creazioni artistiche, che non tolgono niente al di lei valore come persona, come personaggio e come autrice, anzi, semmai lo accrescono, mi lascia perplessa. Stranita.
Stanca.
Disgustata.
Dove non sono riusciti anni di sopportazione, è riuscita lei.



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