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Actarus partenopeo e... ridoppiato

di littlecorner.it (27/04/2007 - 20:14)

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/04_Aprile/27/comicon_napoli.shtml

In presumibile promozione della versione italiana in dvd, ridoppiata (alcune voci conservate, una pista coi nomi e le armi storiche, un'altra con la versione filologicamente corretta), Go Nagai irrompe in quel di Napoli... però il suo Daisuke ha poco a che vedere con quello di Komatsubahara ed Araki.
Certo, era già impressionante risentire Malaspina quando ridoppiò i vari Mazinga contro Goldrake, all'inizio degli anni Novanta, non oso pensare ora... °_°;;;

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Poesia e... pattume...

di littlecorner.it (26/04/2007 - 23:46)

Arghhh!!! Un’amica mi ha passato da leggere un’immondizia webbica!!! Mi ha quasi fatto passare la voglia di frequentare il web… LOL! Dopodiché, l’ho presa a ridere, una solenne risata, che, però, ha richiesto un rito purificatorio: fortuna, che per ritrovare la poesia, a volte basta mettere un cd amico e lasciarsi rapire dalle immagini, dai sogni…

Ci sono volte, moltissime, che ascolto de André, Guccini, Cocciante, e mi commuovo. Hotel Supramonte, come A e la mia amica S sanno… ma non solo, Vorrei, che mi sembra la più bella canzone d’amore mai scritta, Farewell la più bella di addio, e le straordinarie assonanze e allitterazioni di Lettera, con la sua rabbia struggente… Guccini e le sue mille citazioni inserite nei testi, in un gioco di rimandi col suo lettore, suo simile, suo amico…

Ci sono mille ricordi, voci, situazioni. C’è quasi tutta una vita, dietro. Straordinario, no? Una singola frase, a ricordare un momento, un’impressione, che, grazie a questo, si conserva negli anni, quasi intatta…

Quando ascolto queste opere, sopraffatta dalla musica e dai testi, mi dico che quello è scrivere. Saper condensare, in due righe, venti pagine… 

Ho letto l’ultima Petra, straordinaria, e l’ultimo Adamsberg… e ho visto un po’ di cambiamenti o sviste… in Petra le due sorelle amiche di Fermin e del giudice hanno cambiato nomi e in Adamsberg il gatto Palla è tornato maschio. LOL

Petra non smette di sorprendere… i suoi duetti con Fermin sono impagabili, e il ciclo della minestra in busta, con cui era iniziato il primo romanzo, con quest’ultimo pare chiudersi. Magnifica Petra… 

"E ora siedi sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome… Ora il tempo è un signore distratto…"
Splendide… questa è poesia. Questo è de André.

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il Cuore e la Voce - Comencini e Massimo Rossi

di littlecorner.it (17/04/2007 - 17:16)

La scomparsa di Comencini, nei giorni scorsi, mi ha riportato indietro. Non mi piacciono, se non Montalbano, che è fatto con rigore, consta di una sceneggiatura notevole e rispetta il pubblico, le produzioni televisive degli ultimi dieci-quindici anni. Le considero inguardabili. Cuore, invece, fu bello. Altro livello anche rispetto a più recenti, quanto meno imbarazzanti, rivisitazioni.
Fu bello per tante ragioni. La sceneggiatura, firmata assieme a Suso Cecchi d'Amico. La scelta di inserire i racconti come filmati, in color seppia. L'umanità che si scelse di dare a Franti e l'interpretazione di Valeria d'Obici. La de Sio. L'ultima interpretazione di de Filippo. Il tocco soffuso della recitazione di Dorelli. Le musiche. E, straordinaria, secondo me, la scelta di rendere la storia in retrospettiva, attraverso Enrico adulto. Laurent Malet, doppiato da Massimo Rossi. Quel tocco impreziosisce tutto, avviando a percepire il racconto attraverso il sale amaro del ricordo, di quello che è stato e non torna.
Chi non ricorda la partenza, in stazione? Le rade parole, l'imbarazzo, i silenzi sospesi, tra il vecchio maestro e l'allievo.
Chi non ricorda, nell'ultima puntata, le trincee in notturna e Massimo Rossi imprecare "Merda!"
E quell'addio, lungo i binari. Quando Enrico adulto trova il coraggio di confessare all'antico insegnante "Sono socialista..." e Dorelli, quasi sottovoce, ammette "Anche io..."
Che bella, quell'ultima scena...

P.S. Perdonate le imprecisioni. Vado a memoria...

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Ambizione... e disgusto

di littlecorner.it (13/04/2007 - 11:59)

Ho già parlato all'inizio del blog di cosa penso dell'André del manga. Un ottimo diserbante. C'è il tizio che ci taglia l'erba e si prende per 4-5 ore di lavoro 150 euro ogni mese esentasse, la prox volta gli dico no grazie, viene tale AG. -_-;

Ora, però, forse qualcosa mi sfugge, ma devo capire in cosa l’André del manga sia più ambizioso di quello dell’anime, tanto da suscitare la necessità, da quello che leggo al solito link indicatomi da Alessandra, di rendere il personaggio di questo nuovo Toei movie più ambizioso. Posti gli stessi dubbi già espressi nel post occhi verdi a proposito della provenienza ufficiale o meno.

Una premessa a scanso di equivoci: su André sto ironizzando, volutamente, in quello che scrivo.
Nel manga André straparla. Strappa l’erba. Probabilmente la rolla anche, da quello che dice e fa. Afferma (ma di fronte al babbo chiaramente incazzoso a cui punta alla gola il coltellino da funghi) di non volersi sposare, anzi, quando Oscar gli si dichiara e, tempo dopo, avvenuto un sano carotaggio – non si sa mai, meglio controllare prima –, annuncia, candida candida, senza chiedere previamente il di lui parere, che si sposano alla fine della battaglia, ha l’espressione di chi ha preso un cazzotto nello stomaco. Pensa bene pure di farsi accoppare.

Frequenta bettole, tanto che Oscar lo sa benissimo e sfrutta la cosa.
Il generale lo sposta come un bambolotto: vai ad arruolarti? Lui va.
Vi sembra ambizioso? Boh…
Ma proseguiamo. André passa metà del manga in ginocchio. Segno di volontà di elevazione? Non aspetta altro che ascendere in gonnellino? L’altra metà la passa a tentare di suicidarsi – certo, si veste come la caricatura di una bomboniera, per l’occasione, ma magari era l’abito della Prima comunione o del Bar Mitzvah gelosamente conservato dalla nonna sotto naftalina – e a parlare di seppie e zoccoli di satiri, chiaramente ululando tutta la sua paura di inadeguatezza di fronte ad Oscar (salvo ammettere, ripetutamente, in privato, che non ce la fa più a trattenersi). Non mi pare ambizioso. Semmai frustrato.
La nonna gli spiega chiaramente niente medico perché costa al padrone. E lui incassa e conta i gradini.
Se la sua massima ambizione è quella, peraltro comprensibilissima, di vedere Oscar nuda (e infatti va di candele che è una meraviglia), di pigliare a tazzinate Giro (ma la cioccolata non era neppure bollente, che pirla!) e di strapparsi reciprocamente copiose ciocche di capelli con Alain, allora siamo messi bene… Voleva fare il parrucchiere? Poteva dirlo.
Voleva fare il cantante, tanto che, accoppato a morte piglia a canticchiare? Poteva dirlo!
Voleva fare il pescatore, visto che ama tanto le seppie? Poteva dirlo.
Le preferisce cucinate? Dubito che Oscar si presti, ma, anche qui, poteva dirlo.
Non sa neanche usare il fucile: glielo insegna Oscar, tanto che lui, poco prima di dipartire, mette a frutto questa conoscenza e ne accoppa un bel po’.
Ma sono questi segni di ambizione? Boh…
Lo è leggere un libro? 

Nell’anime André non si limita a sapere leggere, ma a scrivere. Saper leggere era già più diffuso, non quanto scrivere: in pochi sapevano fare solo la propria firma o un segno e non altro. Il fatto che Dezaki abbia inserito André che non solo scrive ma addirittura tiene un diario nel tempo è indicativo (a meno che non fosse del tutto casuale… LOL).
Dal medico ci va, di propria iniziativa.
Nell’anime André frequenta riunioni politiche e non solo bettole. Ricordate la Migliavacca? “André era un radicale, un uomo del suo tempo” (potrei sbagliare, vado a memoria…). Lo fa per capire il tempo in cui vivono, per un suo concetto di eguaglianza. E si ferma ai comizi anche quando già è in divisa, anche se sorvola sulle domande dirette di Bernie.
Non solo, il lavoro se lo trova per conto proprio, orgogliosamente disperato.
Viene anche mandato da Oscar in avanscoperta, a spulciare biblioteche ed archivi, a far parlare, mentre lavorano ancora a corte. Dobbiamo quindi presumerlo capace di interagire in situazioni simili, non il farmer modello Stokes ma uno in grado di frequentare e usare tali strumenti. Viene anche descritto come provetto ballerino – magari più di Oscar, LOL – e il ballo a quei tempi aveva canoni rigidi, si studiava appositamente.
Dice anche che sposarla è la cosa che più desidera al mondo (a parte qualcuno che gli tolga quella cacchio di pallottola di dosso o una sana vendetta verso l'autrice che l'ha defunto).

Peraltro poi a me il termine ambizione non piace molto. Problema mio, ammetto.
Mi dà come l’idea di voler arrivare comunque, di voler comunque presenziare, anche senza avere niente da dire o niente di nuovo da dire.
È questo l’André schivo che conosciamo? Una primadonna che deve essere sempre lì pronta ad apparire comunque? Boh…
A me piace l’André sornione, quello ironico, quello che trascolora nel malinconico negli anni. È divertente vederlo ribattere con Lelou che è bello anche se lei non lo guarda, e arrossire di fronte alle sue battute su Oscar, ma è bello anche quando se ne sta zitto a leggere il suo libro. Sebbene adori la voce di Massimo Rossi, se l’avessi sentito mai declamare zoccoli di satiro e quant’altro forse avrei preferito il silenzio. Voi noi?
E non è anche un André della Ikeda quello sornione e silenzioso col libro in mano? Non sono quelle le scene che vi restano più impresse del manga? André che carezza Oscar seduto accanto a lei (e non provate fastidio di fronte a “Perché deve sopportare così, una donna?” Come se una donna fosse una cosa fragile e non una persona come le altre! – ma la scena è bella, parla da sé, per fortuna!), André che torna a baciarla, richiamato da lei sulla porta, André che scambia quegli sguardi silenziosi nella I Gaiden.
Perché la Ikeda vorrebbe disfarsi di qualcosa che anche lei ha creato e non solo Dezaki e gli sceneggiatori?
Perché, invece, non ha niente da ridire sull’André del Takarazuka che, addirittura, ferito all’occhio, resiste e addirittura consegna il ladro ad Oscar? Anche quella è una deviazione ed una libera interpretazione rispetto al suo André.

Posto che se AG, anche quello urlante del manga, mi venisse a tagliare l’erba sarei contenta, perché risparmio e perché gli chiederei almeno un autografo, il problema non è il colore degli occhi o che.

Il problema l’abbiamo già visto e sperimentato con Barry Stokes e quella sceneggiatura. Ed è un problema di aspetto ma anche di modi. È l’inadeguatezza ad incarnare un personaggio che purtroppo si porta addosso i sogni e le aspettative e le frustrazioni di migliaia di lettrici e pure di tanti lettori. André piace, suscita simpatia. Ma ormai è svincolato dalla sua autrice. Ormai, come ogni capolavoro, è consegnato ai lettori, per sempre. L’André di Dezaki non toglie niente a quello della Ikeda, anzi, semmai lo arricchisce. Perché resta fedele al personaggio, anche se lo innova. Perché conserva la delicatezza, il silenzio e insieme la forza di un amore che dura nel tempo. Non è cambiandogli il colore degli occhi che l’autrice si riapproprierà del personaggio; non è, come fa da anni, non mancando di elargire dichiarazioni provocatorie sul personaggio quasi in odio alle aspettative celestiali delle fan e alla SUA sceneggiatura scritta nero su bianco del SUO fumetto. Non è così, anzi, l’autrice dovrebbe essere felice, orgogliosa e non frustrata di aver saputo creare, dare vita a capolavori simili! Ma, dicevo, appunto, dare vita. Dare vita e lasciare che siano autonomi, proprio come una creatura, che non ha più bisogno di attenzioni e cure e vola alto e vive di vita propria. È questo il senso della creatura artistica, di ogni creazione, a pensarci bene. Amare significa avere la forza di farsi indietro, lasciando libero di vivere l’oggetto del nostro amore. Altrimenti è solo egoismo, egocentrismo, amore di sé. Non si ama, ma si tortura, a tenere legato l’oggetto dell’amore. Se l’amore non è proiezione di egoismo, ma altruismo, l’amore libera.
Ora, che proprio l’autrice “richiami” a sé i personaggi, senza capire che lei è lei e sicuramente è un personaggio di valore ed interessante – se soltanto si concedesse anche al pubblico occidentale e non solo alle fan giapponesi osannanti –, mentre cosa diversa sono le sue creazioni artistiche, che non tolgono niente al di lei valore come persona, come personaggio e come autrice, anzi, semmai lo accrescono, mi lascia perplessa. Stranita.

Stanca.
Disgustata.
Per la prima volta, dopo tanti anni, sono stufa.
Ne ho sopportate tante perché mi piaceva questa storia. Dalla famiglia, alla scuola, al fandom. Ho retto e resistito, come potevo. Per passione e affetto. Perché alla fine quello che questi personaggi davano era più di tutte le stronzate che mi sono state dette, fatte e attribuite e di tutte le meschinità che ho subito. Ironia della sorte, ci voleva proprio l’autrice a farmi stancare di tutta questa storia.
Dove non sono riusciti anni di sopportazione, è riuscita lei.

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Oscar... in Volo!!!

di littlecorner.it (12/04/2007 - 23:45)

Fabio Volo colpisce ancora! Dopo aver parlato di Lady Oscar nel suo primo libro, nella puntata di stasera di Italo-francese, intervistando Chiara Muti, torna sull'argomento: l'attrice ammette di essere affascinata da Mozart fin da piccola, e lui ribatte che, invece, era innamorato di Lady Oscar. Anche lei allora dice che la guardava. Volo aggiunge che, quando lei e André hanno *limonato*, è stato male e per una settimana non ha mangiato il budino alla vaniglia. Al che Chiara Muti rievoca lo strappo della camicia... :) Più tardi, se non ho sentito male, i due mandano un saluto a Oscar da Parigi. :)))
Tra l'altro, anche intervista ad Andrea Camilleri. :))) WOW
Per chi fosse interessato, tra i multimedia di Repubblica tv c'è una interessante intervista a Volo di qualche tempo fa, senza citazioni, però, in occasione dell'uscita del suo ultimo film.

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Occhi verdi...

di littlecorner.it (11/04/2007 - 16:37)

Di seguito al commento di Alessandra di ieri.
Forse c'è di peggio degli zoccoli del satiro... ;_;
Sono andata a vedere il link che Alessandra mi ha passato. Me ne aveva parlato anche Luana prima di Pasqua, ma non ero riuscita a trovare il link esatto alla pagina in cui si diceva espressamente questo.
Nelle dichiarazioni attribuite alla BBS della Ikeda si parla di cambiamenti soprattutto per Alain e André, ma non mi pare si parli apertamente di occhi azzurri.
Chi ne parla è *********** nel testo che scrive a seguito delle citazioni dalla BBS.
Le ho posto in proposito alcune domande nel forum Yamato, ora vediamo se risponde.
Scrive, sempre in quel testo, anche di menti e zigomi meno squadrati rispetto al charades Himeno per André e Fersen: il fatto è però che, a guardare il fumetto, André nell'ultima parte del manga e Fersen da prima hanno zigomi e menti squadrati e appuntiti. La Himeno li ha solo irrobustiti - io, ritengo, rifacendosi al live movie, come ho detto anche qui nel blog -. Semmai il design arrotondato è una prassi da almeno una quindicina d'anni (si vedano i lavori di Toriyama e della Takahashi) per la trasposizione dei personaggi in CG nei videogames. E' successo anche con la versione anime e videogame di Berserk. Quindi propenderei per ragioni di merchandising e di sfruttamento in altre sedi dei personaggi e del charades piuttosto che per un fatto di recupero dello stile manga.
Scrive anche di André più ambizioso nella parte finale del manga, ma anche qui non ho capito a cosa si riferisca.
Ci sarebbe da capire se queste siano sue valutazioni personali o notizie tratte effettivamente dalla BBS.

Veniamo al colore degli occhi di André.
C'è chi sostiene che nel manga dovessero essere scuri, per via della "pupilla color ossidiana", confondendo però pupilla con iride... -_-;
Che una qualsiasi pupilla in generale possa essere definita color ossidiana mi pare sia fuor di dubbio... LOL
Fatto sta che, se si parla tanto di fedeltà alla Ikeda (tra le ragioni di questo nuovo film), lei ha colorato gli occhi di André di verde nelle varie illustrazioni. Anzi, per essere precisi, l'occhio. Quindi, non capisco in cosa starebbe la fedeltà al manga a cambiare il colore degli occhi di André.
Allora, o la notizia è inesatta o dovuta ad una diversa taratura della palette del Pachinko, o, forse, il problema non è fare un film per una maggiore fedeltà al manga ma per distanziarsi dall'anime.

I personaggi sono della Ikeda e noi non possiamo farci niente. Già è tanto che non facciano sopravvivere Oscar sola. La Ikeda, come ho letto in un'intervista in spagnolo, pare non aver gradito molto l'anime. Ora, si dice fu per l'insuccesso rimediato. E' vero che l'anime presentava episodi inutili e allungava il brodo, forse in previsione delle 52 puntate, non sapendo di dover chiudere prima. Ecco, di fronte ad episodi come il 2, con tanto di Orléans mascherato, è chiaro che l'autrice deve aver masticato molto amaro soprattutto visto lo scarso seguito.
C'era un ritmo di serialità, imposto dai canoni della trasmissione, e che imponeva di far succedere qualcosa in cui incastonare i momenti salienti della storia. C'era il topos del cattivo, rivestito a turno da Orléans, Germaine, Saint Just, variamente conciati. Però a volte l'azione risultava pretestuosa.
Tutto l'episodio di Haroncourt viene fatto per parlare di 1) disagio sociale e quindi moti popolari, 2) ribellione di parte dei soldati, 3) il dialogo André-Alain, 4) André che arraffa il polso - nemmeno la mano!!! SIGH! - di Oscar. Però è un episodio che, a parte i momenti salienti a livello emotivo incentrati su Alain-André-Oscar, è anche disegnato con poca cura, per di più in alcune di queste scene topiche - guardate le facce e le mani di André e Al sul ponticello... possiamo fare moolto di meglio! Se non ci fossero state la scena sul ponte e il contatto mano-polso, che avremmo pensato? E di Saint Just mascherato? Sono cose che si reggono perché nell'economia complessiva poi ci sono cose di altro spessore, ma mettiamoci nei panni dell'autrice che si è vista infarcire la storia di cose che forse non condivideva e non erano neppure funzionali all'audience e al successo. Quanti anni sono che sopporta? E sapere che in alcuni casi, e non solo in Occidente, l'anime ha fatto da apripista al manga?
Alla Ikeda invece, pare sia piaciuto il film live, forse più corrispondente ai suoi canoni - mentre per noi quel film suona spesso caricaturale e grottesco in tante cose, in altre troppo farmer-mode. Probabilmente è una radicale differenza di gusto e sensibilità che divide la cultura giapponese dalla nostra... non so...

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Gli zoccoli del satiro, le seppie fossili, le labbra aspiranti... - Adattamenti

di littlecorner.it (03/04/2007 - 22:20)

Tanta è la preoccupazione di fronte al nuovo film di Lady Oscar, anzi, absit iniuria verbis, La rose de Versailles, come Ikeda comanda, con il che sembra risolversi anche l'annoso dubbio su La rosa o Le rose, controllato personalmente da Mrs. Ikeda; si spera anche nel doppiaggio storico, mentre circolano le foto dei nuovi doppiatori giappo già comicamente in posa e in piega (ma quanto so’ assurdi…); ma io, memore dell'adattamento milanese di Insieme per sempre (che pure come montaggio non era male e poi non c’era Rosalie!!!! – in effetti non c’è nemmeno nel promo del nuovo), sono qui a domandarmi se il miglior capolavoro (parlo per ipotesi) non possa essere stravolto e reso inguardabile (per un pubblico che non si accontenti di qualunque cosa) da un adattamento come minimo poco consono e che non tenga conto della lingua corrente in cui il film deve arrivare al pubblico.
La Senna rosso sangue? Hansel? Luigi XVI figlio del XV? Poveri noi, se questo film arriva, come pare, da noi in dvd; se anche sopravviverà il doppiaggio storico, se anche sarà qualcosa di guardabile; se, dopo aver superato tutti questi non indifferenti scogli, ci troviamo un adattamento fatto da chi non è in grado di rendere un italiano bello e fluido? Dovremo forse sperare nel fatto che questa sarà un'edizione internazionale e quindi nei sottotitoli in inglese, che invece nei dvd giapponesi mancavano, per immaginare la nostra personale traduzione senza Senne color del sangue e Hansel vari? I testi della Ikeda sono ampollosi (anche se alcune cose invece sono belle): ci propinano baci a risucchio, che la vecchia edizione Granata ci aveva risparmiato; fossili color seppia, stavolta copy Granata; più varie ed eventuali. Veniamo alla scena d'amore: che ne sarà degli zoccoli del satiro? Cosa riusciranno a farli diventare? No, perché se il mio compagno già se ne uscisse con una tale tavanata in un momento topico, io lo zoccolerei col ferro da stiro (e figuratevi Oscar, che gira armata, buon per lei!), ma se lo zoccolo diventa di peggio? C’è di peggio allo zoccolo del satiro???

Con questo agghiacciante interrogativo, mi eclisso…

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Quattro salti... davanti al caminetto

di littlecorner.it (01/04/2007 - 19:35)

Pubblicità dei Quattro salti in padella Findus, abiti settecenteschi, quattro tizi, di cui uno stranamente tipo il nostro, perlomeno dell'idea generica che uno se ne fa, capello castano (aridateme il nerooo!), gilet marrone stile Barry-farmer...
E, scena finale, tutti e quattro davanti al caminetto, modello ep. 25.
Non è sembrato anche a voi una citazione? Chissà chi era il regista? °_°;
Quanti traumi, in questo periodo, tra Oscar e Adamsberg cinematografico... povera me, povera me...

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