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chiamatemi... Oscar!!!! Nomina et cetera

di littlecorner.it (28/02/2007 - 00:35)

Tormentone della metà degli anni Settanta (forse esiste ancora, all'epoca la trasmissione andava sulle private - altri tempi... non che la vedessi, ma era talmente martellante, la domenica mattina, che ti restava in testa). Ebbene, sul forum della Rodotà sul Corriere, una tizia si domandava se appellare la futura produzione Swami. Mi sono letta i commenti. Tra tanti, mi veniva da dire "Chiamala Oscar: strano per strano almeno è un bel personaggio...", giusto una provocazione. Di lì, la mia povera mente colabrodo per associazioni (funziona solo così: niente da fare) è slittata ai poveri Oscar, maschietti. Chi mai oserà più chiamare un pargolo Oscar, dopo la nostra??? Sarebbe una condanna immane. Anche questo dobbiamo, alla Ikeda!
Che dire poi dell'ondata di Andrea e varie versioni comprese quelle con gli accenti sbagliati? -_-; Più o meno come l'epidemia che alla fine degli anni Sessanta si sparse, dopo il film "Lo chiameremo Andrea". Per non parlare delle Andrea femmine dopo le varie Andrea Celeste, Señorita Andrea e via discorrendo. Ho sentito giovani padri incazzati con le compagne che hanno preteso di chiamare così il pargolo. °_°; Mai viste facce più risentite, la testa incassata tra le spalle, la rabbia a stento contenuta. Immagino ogni volta la tortura di appellare la prole, altro che i tormenti Ugo-Emanuele di Troisi! Probabilmente avevano intuito la fonte del nome. Immagino tra le fan ci sarà un'ondata di Massimo.
Anni fa poi la compagna di banco part-time che mi regalò Creatura di Sabbia mi raccontava di una conoscente che aveva chiamato il figlio Fersen. ;_; Maro', ecco qualcosa molto ma molto peggio di Oscar per un maschio!!!!

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Elementalors

di littlecorner.it (22/02/2007 - 09:58)

Inizia con un fulmine, e con una pioggia battente.
Cielo plumbeo. Gocce che si abbattono a terra in cerchi. Una pioggia che non smette.
Inizia così, Lady Oscar. Nel nostro ricordo di quel I marzo 1982. E, ogni volta, forse è la sensazione di quel ricordo, che cerchiamo. Di scoperta, di novità, come quando si legge un bel libro per la prima volta.
Inizia con quel vento insistente del'opening. Spazza l'erba, i capelli, i petali. Tutto.
E' poi una primavera verde, intensa.
Poi, di nuovo pioggia. Una finestra e le tende al vento. Vento e pioggia, ancora. Lui, che vorrebbe chiudere, e risparmiarle quel dolore. Le tracce delle ruote della carrozza, come ferite. Lei, che quella pioggia è pronta a prendersela tutta.
Oscar, grondante, sul cornicione. Vent'anni dopo, Oscar, sotto la pioggia, all'Assemblea. Ideale parallelo.
E, ancora, Oscar, lui, la lotta nell'erba. Una vita dopo, altra erba, altra lotta. Corpi a corpi evolutivi...
Poi, quei petali, e le lacrime di André (che noi obso dalle vhs non vedevamo bene, potevamo solo intuire).
Continua così. Piove, sul dolore. Il vento sottolinea le emozioni. A volte le carezza. A volte le spazza. Penso al vento di Arras. La nebbia vela i sentimenti, all'alba del duello o come nell'ep. 20. Tramonti di fuoco e di vento, di nuovo, per l'intrecciarsi senza mai incontrarsi dei sentimenti di Oscar, di André, di Fersen. I sentimenti delle donne si intrecciano. Riescono a comunicarsi. L'affetto di Oscar per la principessa, per Rosalie, e gli altri. Ma quelli dei singoli elementi delle coppie sembrano destinati a sfiorarsi brevemente. Oscar e André lottano. Lottano per tutta la serie. Esemplificati nelle schermaglie verbali, nella sublimazione degli allenamenti, nei fianco a fianco a cavallo, nei brindisi silenziosi, giusto uno sguardo bruciante. Lottano, proseguendo paralleli, senza sfiorarsi. Eppure, ognuno di loro ferisce l'altro. Lo modella. Plasma. Lo educa. Quella di Oscar e André pare essere un'educazione sentimentale reciproca, tanto silenziosa quanto potente. Ognuno esempio silenzioso e specchio per l'altro. Per un'intera vita.
Il fuoco, altro elemento presente, non è conviviale, come tra Oscar e Fersen. I loro sono silenzi che bruciano, davanti al camino. Si feriscono. Si negano. Rinnovano la loro unione fatta di parole mute.
Le scene nuove sortiscono maggiore efficacia, nel mostrare le evoluzioni dei sentimenti, che quelle riprese dal manga.
Non ha gran presa la corsa disperata di Maria Antonietta per Fersen, l'accademico inciampare sul ramo, il boccolo artisticamente scomposto (ma come si fa???), ma tocca nel cuore il vento che spazza l'acqua delle fontane per Charlotte, la bruma che accompagna la carrozza nella notte e poi quella missione impossibile di Rosalie, che deve avere un debole per le armi da fuoco, vista la frequenza con cui le maneggia. E di nuovo un tramonto di fuoco per il reduce. E serate limpide per le birrette di Oscar e André, unica concessione alle bevande popolari rispetto al vino delle tavole dei nobili (ma da notare, negli script originali, la quantità di roba che Oscar elenca alla taverna di Arras, come proposta di pasto ad André. Va bene che un lavoratore dei campi faceva fino a sette pasti al giorno e ingurgitava una quantità immane di calorie, ma dove li mette, me lo domando??? Nella nostra versione la bionda se la cavava glissando "E tu, se vorrai, potrai bere anche del buon vino". Alla faccia!!!).
Poi, arriva l'inverno.
Ed è neve, vento, ancora. Rami secchi e pozze gelate. I sentimenti incastrati nel gioco dei personaggi. E' un'alba che sorge anche nell'audio, il risveglio di André dopo il ferimento. Sembra irrompere, inarrestabile, avvolgente, eppure, tutto è trattenuto.
La natura, gli elementi parlano in luogo dei protagonisti.
Sono sguardi che brillano. Un accenno di sorriso commosso. Una rosa che qualcuno (chi?) ha depositato sul comodino. Una rosa rosso sangue. Non bianca. E poi, silenzio.
Quando torna la primavera, non erompe. Sono quadri intimistici, non un trionfo di colori. Sottolineano gli stati d'animo dei personaggi. Altri tramonti, dunque, ma sono la convalescenza di lui che prova ad allenarsi senza contare sulla profondità, poi, un relitto, onde, un cane che non ci saremmo aspettati - dopo le cacce alla volpe dei primi episodi. Sono le lacrime sfocate - o il baluginare dei riflessi sull'acqua di un canale? E che sia lo stesso in cui André, poi, va a morire? Io l'ho visto, il Canal St. Martin, ed è uguale. - in una notte di alcool e stanchezza. La notte ti avvolge, leggera. Puoi soffrire, non è come con la luce, che devi nasconderti.
Torna una primavera, poi un inverno di lotte e carestia e neve, torna Bernard (snow man??? °_°;;; No, perché da uno che va in giro conciato così che altro t'aspetti? Soprattutto quando scopri che s'è messo con Rosalie!), che, nella neve, incontra André.
Poi, è di nuovo pioggia. Acqua, che scorre e lava via. E trascina con sé anche la salute di Oscar.
Siamo alla fine. Tocca al tramonto che si fa notte. La voce che si spegne. Una rapida stella cadente.
Pioggia, ancora. Luce, poi, occhi che si chiudono sul ricordo della notte.

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Haroncourt

di littlecorner.it (17/02/2007 - 19:40)

E finalmente esce il nuovo libro di Fred Vargas. Bello, bellissimo. Centellinato nelle pagine, perché l'incanto di leggere un bel libro per la prima volta è spesso raro.
E, un caso curioso, inizia il cap. VIII e troviamo Adamsberg "nel villaggio di Haroncourt, nel dipartimento dell'Eure". Centotrebtasei km da Parigi. Normandia.
Mi ha ricordato la missione di Oscar - eppure lì i disegnatori si erano chiaramente ispirati all'architettura della Loira.
E c'è pure il bel malinconico nato ad Arras.

Bene, promette bene. :)))

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Non è poi così male...

di littlecorner.it (15/02/2007 - 00:20)

Un S. Valentino con Alessandra Ferri, Roberto Bolle e Riccardo Cocciante... mica male!
Per me il filmato dal Romeo e Giulietta e il medley con Cocciante che canta Belle e Danse mon Esmeralda sono meravigliosi!!!
Certo che Cocciante e la Mazzucco per me sono sinonimi di trasloco... sarà un caso? °_°;;;

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