È inutile fuggire...
Siamo proprio sicuri? Ma sicuri sicuri?
Non è che, al suo solito, il nostro alcoolico Grandier ha sparato l'ennesima della sua lunga serie?
Una delle più grandi cazzate degli ultimi 220 anni?
No, dico, pensiamoci bene: quante volte non sarebbe meglio lasciar proprio perdere, non farsi coinvolgere da storie che distruggono, per quanto ci si senta - e le ragioni possono essere le più varie, siamo onesti - coinvolti?
Fuggire può essere una sanissima via d'uscita, altro che! Scappare a gambe levate! Di gran carriera: avete presente quando Paperino corre e le zampe gli diventano tipo ruote? Ecco...
Poi, povero caro, sono sicura che - ma lui questo forse non lo immagina - gli basterebbe darsi alla fatidica fuga e troverebbe schiere di fanciulle pronte a fargli dimenticare la problematicissima bionda. O forse è lui, quello problematico, che fantastica d'amore e morte, e incasina un paio di vite altrimenti programmate a tavolino...
Misteri...
Fatto sta che, se non si fosse proposto lui, presumibilmente Oscar non l'avrebbe mai preso in considerazione. E, così, ha messo su un bel casino.
Una sana fuga, dicevamo...
Il fatto è che accettare l'idea della fuga - e, con essa, della sconfitta dei sentimenti - è dura. Forse è più semplice restare lì, come un pirla, a fare il bravo ragazzo, travolto dagli eventi.
Talento... stroncato
Cominciò con un filo d'erba, suonato per disperazione. Per non pensare. Per non sapere che dire. Perché lei era lì, accanto a lui. Bella. Vicinissima e irraggiungibile.
Messo a tacere. La musica non è cosa da attendenti, deve aver pensato la rissosissima Oscar, meno che mai se praticata con strumenti di risulta rei di disturbare il ravanare delle sue meningi provate da troppe pretese (paterne, reali, girodelliche...).
Passano vent'anni e il miserrimo - versione manga - ci riprova. Crivellato, immaginando che quella possa essere l'ultima occasione... compositiva... che fa? Fischia! Giustamente... -_-; (tanto che la Ikeda, per rendergli uno straccio di giustizia, momenti lo rappresenta come aedo - AAARGGG!) E che fa la nostra? Assolutamente insensibile allo spirito artistico del povero fu Grandier, per l'ennesima volta, non lo ascolta. "Facciamolo sdraiare", dice. Ma come??? Quando tutti sanno che cantare sdraiaiti è difficilissimo e il povero è lì lì per esalare, non gli consente neppure quest'ultimo svago?
Donna crudele e nemica dell'arte. ^^;E un altro file stealing ancora
http://www.youtube.com/watch?v=IrexDS-rDOI
che squallore
Pensavo fosse amore...
Non è che il povero Grandier fosse un illuso... se facciamo caso, non è che avesse preso l'idea di Oscar, che avesse idealizzato la sua figura, attribuendole doti ultraterrene, virtù celestiali. No, povero caro.
A parte osservarla volteggiare sui rami (modello Cheetah) e mettersi in guardia di conseguenza, immaginando (o sperando?) che l'impavida gli potesse piombare in braccio (o sopra?), non è che si fosse innamorato di una che considerava scevra da difetti. Anzi. Credo che amasse proprio questi difetti: il carattere tempestoso, ardente, passionale e insieme avvolto in un'aura di freddezza. Le sbornie tristi e quelle pugilistiche. Le sbornie silenziose e quelle focolar-pisolanti. L'ostinazione nell'allenarsi (quante volte avrà pensato "Basta bottiglie, non è meglio un sommo pisolo - se proprio non si può impegnarsi in altro?"). Il voltafaccia di galanteria di fronte al Fersen "Ma prego, restate pure, noi tutti vi faremo da zerbino": solo capendo i sentimenti di lei si può comprendere e sopportare un atteggiamento simile... La stronzaggine e la superiorità di lei, a corte, con Jeanne, con chi non tollera perché pratica vie traverse (e Oscar pare non rendersi conto che quello che lei ha, per vie dirette e senza averlo dovuto domandare, non a tutti arriva, e così si sgomita in cerca di un favore). La crudeltà sul povero animale corcato di soldi e frustato pure (eh, questa è cattiva...). La testardaggine assurda di voler impicciarsi di un povero ladro di polli e gioielli - facendoci finire di mezzo lui, salvo poi ripensarci, voler salvare il suddetto ladro, infliggendogli però, al contempo, con somma maestria - e sbarazzandonsene - la presenza quanto meno incombente se non imbarazzante di Rosalie (mhh... nel bilanciamento degli interessi non so cosa potesse essere preferibile). I suoi musi interminabili, i silenzi. L'essere superba e attaccabrighe - siamo sinceri: la sopportate quando parte con "Io sono Oscar François de Jarjayes"? Lui la sopporta. Solo conoscendo profondamente i difetti di chi si ama, li si sopporta, si arriva a sorriderne. Un altro, la strangolerebbe. Che altro si dovrebbe fare ad una che ti strappa a colpi di spada l'unica camicia che hai* e che, negli unici dieci minuti in tutta la giornata (che, incidentalmente, hai passato a servire lei) in cui ti siedi e ti rilassi, con un calcione ti manda gambe all'aria? Osi appisolarti sul tavolo nel mezzo di una inutile ricerca imposta da lei, e lei ti rinfaccia di essere già sveglia e ti dice rimettiti al lavoro. Sei convalescente, ferito per colpa sua, e ti sbrindella l'osso sacro mandandoti a cozzare contro la pietra della fontana. E ti piglia pure a schiaffoni, sempre tu convalescente e come tutta risposta per una dichiarazione un po' *creativa*. Simpatica, eh? -_-;
Lui, povera stella, zitto. Non dice, come Alain, "Saresti bellissima se ti truccassi un po'", a lui Oscar piace così com'è, semplice, con la camicia bianca, descrive le sue ciglia, le sue dita; anzi, si oppone disperatamente (finché non vede i risultati - ma sono convinta che un po' d'imbarazzo, di fronte a troppo splendore, l'abbia provato, come un affronto) al tentativo di vestire al femminile. Soffia come un toro, segna il terreno in cerchi imbufaliti e, nel manga, se la ride di fronte alla catastrofica riuscita della nostra sui tacchi, salvo poi restare solo, lui, a casa - e mi sono sempre domandata come abbia vissuto quella sera. Altro che svacantare la cantina di casa!!!
Insomma, il buon vecchio Grandier non era così folle e perso, non era innamorato di un mito, ma di una ragazza con pregi e difetti (anzi, diciamolo, pure un po' stronza). E lui, che le viveva accanto, quei difetti doveva conoscerli meglio e prima di tutti.
* sulla camicia: è noto che il numero di camicie posseduto da domestici e servitori parigini nella II metà del Settecento fosse abbastanza alto e indice del livello di benessere di questa classe (e della famiglia servita). E' noto pure che la figura dell'attendente nell'ambito dell'organizzazione militare fosse a parte. E pure quella dello stalliere, nell'ambito dell'organizzazione domestica. Ebbene, probabilmente i Jarjayes erano sommamente accorti, per non dire oculati, per non dire tirchi, se avevano cumulato in capo ad un quindicenne tutte queste incombenze, ma di sicuro il giovine doveva avere ben più di una camicia. Passatemi quindi l'imprecisione, voluta.
D'altronde, con vent'anni di ritardo (e pazienza), ha avuto ben modo di ricambiare e, dopo, ricucire lo strappo. ^_-;



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