Michel Legrand
Quando Rete 4 mandò in onda "Bolero" di Lelouch io lo vidi. Mi piacque moltissimo la canzone "Un parfum de fin du monde" e la registrai su cassetta, con la connessione pin dalla tv.
Sull'LP purtroppo la versione tv non c'era, cantava, invece, l'autore delle musiche, Michel Legrand, autore anche della colonna sonora del film live di Lady Oscar e premio Oscar per la colonna sonora di Yentl.
Questa la versione tv http://www.youtube.com/watch?v=k_PYlcpkwtU
Questa, invece, la versione disco
Di viaggi e di racconti
Riyoko Ikeda e articoli interessanti
Su André Shophy mi ha segnalato questo articolo, che, con altri due, è molto interessante.
http://odorunara.wordpress.com/2010/07/09/character-control-and-confession-the-theme-part-1/
Poi abbiamo un servizio su La stampa di Torino su Riyoko Ikeda a Roma, segnalato da Luisa, che ringrazio
http://www3.lastampa.it/fumetti-e-cartoons/sezioni/news/articolo/lstp/342782/
presente anche nella versione cartacea.
Analogo articolo sulla versione cartacea de Il messaggero
Servizio di Repubblica XL sulla Ikeda a Roma - anche su Repubblica versione cartacea compare un articolo.
http://tv.repubblica.it/edizione/roma/lady-oscar-eroina-dei-manga/53803?video=&pagefrom=1
http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/09/28/news/romics-7527368/?ref=HREC2-9
videointervista Ikeda
http://tv.repubblica.it/edizione/roma/l-intervista-a-riyoko-ikeda/53816?video=&ref=HREC2-9
Servizio LO - non lo rivedo mai e ancora la sigla iniziale mi dà i brividi... (versione dvd Yamato).Per la cronaca, il disco originale durava 3,10" e non 2,42...
http://tv.repubblica.it/edizione/roma/lady-oscar-eroina-dei-manga/53803?video=&pagefrom=1
Qui la Ikeda a Collisioni in varie parti
La 1 e il seguito negli altri filmati indicati
http://www.youtube.com/watch?v=MpSS2bkjNr4
Chi
Divagazioni sul finale
Ho scritto più volte della reazione di Mr G all'inurbana proposta di matrimonio da parte di Madamigella.
Certo, lei poteva dirlo con più tatto, non come una comunicazione di servizio.
A pensarci bene, Oscar ha, nel manga, un po' questo vizio della padrona col servo - e, in fondo, tali sono -.
Si mettono insieme i nostri, e, dopo adeguati sbaciucchiamenti al chiaro di luna, lei che fa? Prende e dice che deve recarsi da Bernard, ordinando al nostro romantico uomo dei fossili color seppia di preparare la carrozza. Porello. Lui, che non ci vede tanto, giustamente obietta "Con questo buio?"
Discussioni da coppia, in effetti. Tanto che lei (ed è una delle mie scene preferite nel manga), fa gli occhioni dolci, lo richiama, e lo bacia. Bellissimo!!!
Ma torniamo ai giorni 12-14 luglio e al fumetto.
Ho sottomano il fumetto, versione Planet e Granata, perché stavo ricontrollando dei particolari per Liberté.
Oscar, che, per facta concludentia, si è già messa con André, fa outing politico (ma non personale) di fronte ai soldati, nel manga, ma, a differenza che nel cartone, non parla di sé e di André.
Nel suo outing cita, ante litteram, la "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino", che sarebbe stata adottata il 26 agosto 1789: gli uomini, dice, devono essere "liberi ed uguali".
Non dice che è la compagna di André Grandier. Lo dirà, in modo più drammatico ed inequivocabile, poi.
Al proposito, torniamo alla proposta di matrimonio. Mi piace la forma del testo Granata "Dopo questa battaglia, ci sposiamo". Bello. Netto. Laconico.
Appunto, Oscar decide, scioglie un nodo esistenziale per entrambi, e comunica. In realtà è giusto che lo chieda lei, economicamente e socialmente avvantaggiata: lo chiedesse lui sarebbe come chiedere l'elemosina, chiedere di essere adottato, di essere mantenuto. Oscar, donna di mondo, lo solleva giustamente dall'imbarazzo.
Orbene.
Il Grandier accoglie la proposta esattamente come un cazzotto nello stomaco. Nel manga, porello, non fa che esprimersi contro il matrimonio. Lo spiega pure al generale, che lo accusa di volersi accasare con la figliola. No, gli spiega, paziente, che non aspira al matrimonio.
Dopo aver trombato nottetempo con la sua donzella, la mattina dopo, invece di fumarsi una sigaretta, il Grandier si affligge su epocali interrogativi (chiamansi pippe) su "perché Oscar tace" a proposito degli ordini che hanno ricevuto. Problemi politici, non personali. D'altronde, il poverino si interrogava, alla luce della candela, poche sere prima, su "Almeno una volta". Probabilmente è ancora stordito, travolto dalle energie della fanciulla. Spero per lui, almeno.
E, in punto di morte, porello (non rileggo mai quel pezzo, ma ogni tanto mi tocca per lavoro ^^), prima si mette a cantare, poi, dopo i gorgheggi, giustamente, chiede di bere. Come Guccini, che, sul palco, si porta il lambrusco mentre i suoi musicisti, a tradimento, gli suonano "Dolce Remi", di cui sono autori, con suo grave, all'epoca, scorno.
Altro che "piccola chiesa"! Altro che "è la cosa che più desidero al mondo"! E detto con la voce del sommo Massimo Rossi, poi!
A parte che, dopo tutti quegli anni di astinenza, probabilmente l'unica cosa che, seriamente, quei due potevano sommamente desiderare, era, alla buon'ora, fatte le scuse di Oscar per tanto essersi attardata sulla via del finalmente decidersi, darsi da fare in santa pace, in effetti notiamo che gli sceneggiatori del cartone ci hanno messo una pezza. Non era molto romantico, no? Dove sarebbe stato il mito del Grandier senza quella frase, recitata come solo Massimo Rossi sa fare?
Peraltro, quel pensiero, bellissimo, di André nel manga, quell' "ogni mio pensiero va, e vada, alla persona che amo", viene spazzato dal tremendo stilema di Pegaso... insomma, gli sceneggiatori avevano tutte le ragioni di usare lo spunto e sistemarlo.
Azzeccando alla grande il più concreto e moderno gusto europeo. Era un testo bello all'epoca, e, insomma, anche dopo tanti anni, funziona ancora.
Eliminando, però, quella bellissima scena delle dita di lui che, a stento, cercano di riconoscere il viso di lei che, a quel punto, capisce che ha perso la vista.
Lady Oscar è un cartone che funziona per sottrazione - e noi, popolo delle fanfic e delle fanart, sappiamo bene quanto questi silenzi lavorino come spunti -. Eppure, il manga non ci dice niente di come Oscar passa quella notte tremenda, sola con se stessa, tutta la sua disperazione e i suoi sensi di colpa.
E, magistralmente, interviene qui il cartone. Il testo, in originale, è ancora più duro e terribile e, secondo me, più bello e vero, che nell'addolcita versione italiana (non parliamo di quella francese). "Non riconoscere l'amore", dice Oscar, "è peggio che tradire". E qui ci sono tutti i suoi tremendi sensi di colpa, per non aver capito, prima, e, poi, per aver fatto passare oltre un anno, da quando ha capito di amare André.
E, infine, tocca all'outing di Oscar, nel manga.
Che, fino a quel momento, non ha detto cosa c'è stato tra lei e André.Ma, la mattina dopo, quando si rende realmente conto che lui non c'è davvero più, esplicita la sua infinita solitudine con una frase alquanto inequivocabile "tu che sei entrato dentro di me con un ardore indicibile".
da Sonia: Ancora dalla parte delle bambine
Ho avuto modo di leggere, di recente, “Ancora dalla parte delle bambine”, di Loredana Lipperini.
E’ un libro che, nel titolo, richiama apertamente il famoso testo di Elena Gianini Belotti, “Dalla parte delle bambine”, che mia madre lesse quando, tra il 1977 e il 1978, aspettava la mia nascita.
Per questo motivo le regalai, a Natale, il libro della Lipperini ripromettendomi poi di leggerlo io stessa.
Così è stato e l’ho trovato estremamente ricco di notizie e spunti di riflessione mai banali e spesso fecondi di ragionamenti ulteriori.
E’ un libro che riserva alcune sorprese, che spesso difende anime, manga e non solo.
A pagina pagina 191 si cita Lady Oscar come luminosa eccezione tra le donne dell’immaginario narrativo: è un'eroina guerriera che supera la rigida divisione tra quello che è maschile e femminile. Cito: "Con Oscar crollerebbe la contrapposizione tra i sessi, insieme ai miti della virilità e della debolezza femminile". Se vogliamo, mi ricorda un pensiero che avevo più volte espresso: Oscar è una vera donna perché non è stata "addestrata" a fare la femmina, quindi scelte e azioni provengono genuinamente da lei, non da maschere sociali.
Ma, essendo eccezione alla regola - “un’infiltrata”, la definisce la Lipperini - elemento solitario in un mondo ancora rigidamente diviso tra uomini e donne, Oscar soccombe.
Mi sono chiesta quante donne “narrate” abbiano la stessa potenza liberatoria di Oscar. Sicuramente - voglio essere ottimista - sono più di quelle che io posso conoscere e ricordare.
Ma, per prima, mi è venuta in mente Lisbeth Salander, atipica protagonista della trilogia di Millennium. E, ragionandoci, mi rendo conto che l’idea è meno balzana di come può apparire.
Come Oscar, intanto, Lisbeth ha il valore aggiunto dell’icasticità, per il suo stesso essere e per la quantità di persone che è riuscita a raggiungere tra libri e film.
Anche lei potrebbe apparire avvolta dalle spine: Lisbeth è stata incatenata in più modi per impedirle di essere se stessa, di agire, di vivere la propria vita. Ma anche lei prende, afferra direi, la sua libertà. E ancora: a differenza delle protagoniste "classiche" della narrativa, Lisbeth ha un lavoro considerato di solito appannaggio degli uomini (di fatto, hacker) e usa il suo talento in maniera disinvolta e aggressiva (per riparare torti ma anche per risolversi problemi), decide della sua vita, va in moto. Nel libro, ma non nel film, anche lei ha il suo momento da "Cuore di donna", concessione alla femminilità classica, gonfiandosi il seno.
A differenza di Oscar, Lisbeth sopravvive.
Segno che forse, finalmente, pur a fatica, c'è spazio per persone che scavalchino la divisione maschile/femminile, rosa/azzurro e via dicendo?
Certo è che donne di tale tempra, nell’epoca adatta e con qualche trauma in meno, avrebbero potuto condividere più di una sfumatura con Petra Delicado. Sfaccettata come solo la protagonista di una serie di romanzi può essere (autrice: Alicia Giménez-Bartlett) è ispettore di polizia ben consapevole della questione femminile e animata dall’ironia dissacrante di chi ha vissuto molte vite e le padroneggia tutte.
Ultimo inciso sul libro della Lipperini: dopo aver fatto un’analisi critica su un certo tipo di letteratura di genere, tesse un elogio delle fanfiction tra pagina 272 e pagina 273.
“Perché da spettatrici si fanno partecipanti (...) perché a commentare non sono soltanto appassionati dello stesso oggetto cui è stata dedicata la storia, ma persone che, in assoluto, comunicano attraverso la scrittura. Che la amano per quel che è, e non per quel che potrebbe portare. Il sogno degli umanisti: se solo lo sapessero. (...) Oltretutto, quasi ogni lettrice è a sua volta autrice: e accanto alle prove tipicamente adolescenziali, naïf, ingenue ci sono numerosissimi esempi di storie letterariamente notevoli. Il solo fatto di dover scegliere un genere, osservare delle regole psicologiche nella creazione del personaggi, assegnare un rating e soprattutto riflettere insieme alle altre sul testo è un esercizio intellettuale e un elemento di coesione del gruppo. E’ come un laboratorio di scrittura permanente, sottoposto a un complesso sistema normativo.”
Resta solo da fornire gli estremi di questa lettura, a mio avviso interessante per chiunque sia stata bambina e non solo per le madri: Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, Feltrinelli, 2007.
Una scalinata in selci
Duomo verso la basilica di Collemaggio.
E mi sale il groppo alla gola.
Le dico che abitavo proprio là."
racconto che però i ladri ci vanno indistrurbati."
potete restare così.
Chiamate i giornalisti televisivi, dovete dirglielo,chiamate la
stampa,devpno scriverlo."
LORO NON SCRIVONO, NOI CERCHIAMO DI FACCIAMO GIRARE
Anteprima Liberté 2
Ho appena avuto la conferma.
Il 17 e 18 luglio, sabato e domenica, si tiene come ogni anno Ascoli Games. Quest'anno ci saranno spazi spazi espositivi a Palazzo dei Capitani in Piazza del Popolo.
Lì ci hanno dato la possibilità di esporre tavole di Liberté, disegni originali anche del Calendario e relativi a Little Corner.
Inoltre il pomeriggio del 17, verso le 18, verrà presentata in anteprima assoluta la nuova parte del fumetto. Oltre a questo ci sarà un discorso tematico su Lady Oscar.
Qui programmi ed orari.About me
Fa un po' strano.
Neverending File Stealing
Una solerte lettrice non manca di segnalare indefessamente file stealing che ci riguardano.
http://www.youtube.com/watch?v=bAXnpZVzUfw&feature=related
http://dlgmldud97.egloos.com/228162
http://mangamaniastream.kazeo.com/?page=rubrique&idr=92721&pa=45
http://italiangals.spaces.live.com/ (questa ha fatto manbassa)
http://lady-oscar.xooit.fr/t306-Poeme-d-une-Reine.htm
Vuotare il sacco. Relazioni, paralleli, triangoli.
Ci si porta dentro qualcosa, che non si riesce a dire, che si vuole nascondere. Che non si vuole accettare. Il non dire diventa paradigma della negazione. Della non (ancora) esistenza.
Succede ad André, nel manga. Inciampa, in presenza di Alain, e quello che sta nascondendo, anche a se stesso, erompe. Una frase chiara, netta. E, a seguire, un fiume, una vera confessione.
"Ho la vista un po' offuscata, ma non è che non vedo... (...) Solo che, certe volte, diventa tutto completamente buio..." (scusate, l'ho un po' adattato)
Più chiaro di così...
E quello che, anche qui, nel manga, come nella vita, succede, è proprio che riusciamo, con una persona che conosciamo poco, che, in fondo, non dico ci sia estraneo ma quasi, a comunicare meglio, a vuotare meglio il sacco.
Forse perché sentiamo che quella persona non ci "conosce", nel senso anche di non sapere, a monte, tanto di noi, di non costruire la sua conoscenza di noi attraverso il già noto, magari il preconcetto... forse è una sorta di terreno vergine, forse è la sensazione che quel poter parlare così, semplicemente, non rischierà di lasciare un segno magari devastante in un rapporto che, forse, altrimenti ne risentirebbe.
Che Alain conosca i dubbi, le paure e lo stato di André è meno impattante che li conosca Oscar. Quanto graverebbe sul loro rapporto? Quanto cambierebbe?
André sembra non voler rinunciare al suo ruolo ombra di custode di Oscar. Se lei scoprisse come sta, il loro rapporto cambierebbe e lui ha forse più paura di perdere questo ruolo che di perdere la vista. Teme forse di non riuscire ad accettare, a vivere, in una nuova dimensione con lei. Sfiducia in sé, ma anche in lei: crede così poco nel loro rapporto che ha paura di non contare più nulla per lei al di fuori di un ruolo. Dov'è l'amicizia? Dove l'affetto, la stima? Il Grandier si è perso nel buio della mancanza di riferimenti e annaspa, nel terrore di non trovarne di nuovi. La sua realtà non è certo invidiabile, eppure lui le resta disperatamente aggrappato come un naufrago.
Altra cosa ancora. Interessante rispetto all'anime è qui l'atteggiamento di André, perché nel manga il suo comportamento non è di affrontare i suoi malesseri ed andare dal medico (anzi, la nonna ci ricorda in più punti quanto costi un dottore), ma di scoprire, un po' alla volta, e molto realisticamente, dei sintomi, di viverli prima con stupore e negazione, quasi a minimizzarli, poi, via via, con crescente allarme.
In queste pagine del manga, avvertiamo una relazione parallela che l'autrice costruisce per raccontarci la sua storia, la storia dei personaggi. Mentre, infatti, Alain ed André interagiscono, mostrando aspetti del rapporto di tutti e tre, sull'altro fronte sono Oscar e Diane ad interagire, altra coppia che permette alla Ikeda di proseguire nella sua narrazione.
Differentemente era accaduto con Rosalie e Bernard, i quali, negli episodi del Cavaliere nero, avevano fatto perno sul loro rapporto con Oscar - mentre André, sia pure ferito, sia pure tramite involontario (e magari neanche tanto convinto, almeno nel fumetto, LOL) di tutta la storia, ne resta fuori, rimane come mero osservatore (ovv. a differenza che nell'anime, dove suscita in Oscar tutti i dubbi relativi all'operato di Bernard). Resuscita a bocce ferme, partitaofinalmente l'ingombrante duo in carrozza, trovando una Oscar molto più ben disposta verso di lui che non quella di "Una nuova vita".
Chiudo qui, immagino sia chiaro che il tutto è nato dalla sistemazione di uno dei palchetti LO della libreria. ^_-
L'abito non fa il Soisson
sempre...
sempre...
così!!! :)))))))))))
PS. Siete mooolto perspicaci (by CheccoZalone)
Icons of Fright - link a intervista Catriona Maccoll
Phil Fasso, di Icons of Fright http://www.iconsoffright.com/news/ ,
ha dato il permesso di linkare la sua recente intervista a Catriona Maccoll. Si tratta di un testo molto interessante.
http://iconsoffright.com/news/2009/11/icons_exclusive_interview_beyo_1.html
Lo ringrazio per la sua gentilezza e disponibilità.
Altra intervista si trova qui
http://www.horreur.com/Catriona/index.htm
Salute im-paritaria (Tutti in Svizzera sabato sera!)
Certo che è strano. La Sanità italiana è quello che è, ci si lamenta dei costi, si taglia dove si può, (solitamente, sulle spalle del malcapitato paziente, da patiens, latino, che non significa paziente ma...), si riducono i farmaci mutuabili, si restringono i tempi dei ricoveri, si manda via la gente dal Pronto soccorso. Tagliare i costi. Ma via... non sono costi anche questi ricoveri imposti?
Tutti in Svizzera, dove le donne fino a poco tempo fa non votavano, ma dove sono più libere? Penso anche alla punitivissima legge 40: mi dicono, chi c'è incappato, "La prossima volta, in Svizzera". Chi può. -_-; Ipocrisia, perbenismo, e le donne? S'attacchino. Pardon, si ricoverino...
Il coraggio di tradire
No, non parlerò di corna...
Semplicemente, queste riflessioni mi vengono dall'occasione della lettura - e, successivamente -, dei commenti relativi ad un testo che ho ricevuto, da A., per il sito. Mi sono resa conto, nel parlarne, nel risponderle, che ne veniva fuori un'analisi di alcune situazioni, così, ho deciso di postare le mie impressioni su Oscar.
Oscar cresce da figlio maschio. In casa, dopo suo padre, è lei il "master". Questo ha un peso.
Inoltre, Oscar è, già adolescente, un personaggio pensoso, molto maturo. Figuriamoci da adulta.
E’ un personaggio problematizzante.
Una che ci mette anni ad ammettere di poter provare un sentimento di amore. Che, poi, impiega anni ad ammettere che André l'ama. E, ancora, impiega anni, prima a capire che lo ama, poi a comunicarglielo. Si ha a che fare con questo personaggio.
Oscar, tra l'altro, è un personaggio difficile e variamente rappresentato. Nel manga la vediamo prendere a sculaccioni la nipote, urlarle e non indulgere con lei, anzi, spazientirsi, spedirla in collegio senza tanti sensi di colpa. Mentre di Maria Antonietta si sa che amava i bambini, anche se coi figli fu un fallimento, soprattutto con la maggiore. La Ikeda stessa quando parla di come lei vede Oscar, cita il divo trans Kamijo. E, se lo dice lei…
Lo fa lentamente, soffrendo, ma non dando niente per scontato. E, su più piani, da quello politico, a quello sociale, a quello di lavoro, a quello, più strettamente personale dei sentimenti, cambia. Osa. Tenta, si interroga. Attenzione, il suo non è un interrogarsi entro binari certi. Tanto è vero che la Ikeda le mette in mano tomi di un certo peso politico - e il padre, con l’aerea leggiadria che gli è propria, glieli sventaglia via dalla scrivania.
Per di più, Oscar si interroga in maniera profonda. Non va dal suo team di precettori e si fa raccontare le headlines dei concetti (come, che so, si va su Wiki e ci si informa su qualcosa), no. Oscar si sporca le mani fino in fondo, per volere della Ikeda, si procura le opere dei philosohes, e se le legge. C'è una bella differenza tra il sunto di un concetto e leggere direttamente il concetto - e il ragionamento che porta ad esso - e il tipo di approccio e di comprensione e di profondità di sapere che danno. Uno è più superficiale, veloce, l'altro, ragionato. C'è già una bella differenza tra la Storia della filosofia, la materia che sorbiamo a scuola, e la filosofia ex se...
Per tornare al personaggio, Oscar dice addio a tutto. In modo barocco e ampolloso nel manga (saluta pure Fersen), in modo simbolico nel cartone (si strappa l'emblema).
Oscar rovescia il suo orizzonte politico e personale. Saluta il padre. E se ne va.
Ha accanto un compagno, che non sta granché bene, sa di non stare bene lei stessa, fa le sue scelte politiche, e via. E' una rottura radicale. Sofferta, soffertissima, ma che non nasce lì, in quella manciata di episodi convulsi. Nasce da prima. Oscar prende a contestare da prima.
E’ una contestatrice, è autonoma, ma non è un caso.
Non è stata cresciuta come si sarebbe cresciuta una figlia femmina, ma come l’erede del casato, buoni studi, precettori, e, non ultimo, un compagno maschio, un esempio maschile coetaneo, accanto.
E, però, tutto questo creare il figlio maschio, dà i suoi frutti.
Talvolta, insperati.
Oscar non solo assorbe gli studi, certamente più curati che per le sue numerose sorelle, Oscar matura. Cresce. E, intanto, viene maturando anche idee proprie. Non idee da salotto e da conversazione – certo, anche quelle, vediamo praticarle brillantemente -, ma idee personali. Il rischio di una educazione mondana, complessa, articolata…
E, infatti, il padre la prende a schiaffoni e cerca di incardinarla anche attraverso André. Oscar non vorrebbe l'uniforme che il padre le appioppa. Si incazza quando il padre le manda André per farla ragionare, poi, dopo un po', vede la miseria e le prevaricazioni feudali legalizzate (Guemenée, Pierre, Arras, Robespierre, che, non a caso, ricorre nella storyline e nella scelta di Arras). Il padre le ha messo accanto André, ma non considera che quello, dall’ottica di Oscar, che con André passa parecchio tempo e vita, è un punto di contatto continuo con la condizione borghese, o, peggio, popolare.
Oscar, forse, per questo vive con un senso di colpa latente nei confronti di chi è in posizione deteriore.
Oscar definisce Maria Antonietta una bambina viziata e guarda con occhio critico le sue tante distrazioni, ne ha però rispetto nel momento della batosta du Barry e per una certa sua integrità e innocenza interiore; in seguito mostra una dolorosa comprensione per la du Barry nel momento della sconfitta e della solitudine, accoglie Rosalie e cerca di darle un'educazione, ha un certo rispetto per Jeanne, che si è fatta da sé. Oscar è integra, integerrima, non è persona da compromessi, ma capisce chi i compromessi, per necessità della vita, è costretto ad affrontarli.
Fatto sta che questo, ad un certo punto, esplode. La via è Bernard nel manga, mentre invece, nell'anime, sono Bernard, André che la provoca con le sue scelte e le sue parole, e anche ad Alain che è una spina nel fianco perenne. Questo sommato, da parte di Dezaki, alla scelta di fornire allo spettatore un più ampio spaccato sulla condizione di degrado sociale.
Si parla, quindi, di una rottura radicale e totalmente fuori dal binario in cui si supponeva dovesse scorrere la vita di questo personaggio.
Ecco, quindi, bisogna cercare di comprendere anche questo lato, immedesimarsi in cosa si prova, a vivere un "deragliamento" di anni. Così lungo.
Altra cosa. Oscar attacca a bere più pesantemente proprio in concomitanza con il farsi più forti i suoi dubbi socio-politici e con la scoperta del proprio amore verso André, e la cosa peggiora quanto più la sua rivelazione di questo sentimento al diretto interessato si avvicina, inevitabile. Oscar beve e annega il conflitto che sta vivendo nell’oblio dell’alcool. Sta già con André e la vediamo ancor più intensamente armata di alcool.
Non credo sia un caso. La Ikeda sceglie questo simbolo per rappresentare un cammino interiore irto di ostacoli, di freni, di vincoli.
Oscar beve, infelice, cerca rifugio nell'alcool, proprio nel momento in cui potrebbe osare essere felice. Invece, ha talmente tante costrizioni, addosso, dalle quali fatica a liberarsi, non ultimo il senso di colpa verso quello che suo padre (e la società) vorrebbe lei fosse, che ha bisogno dell'alcool per sostenersi.
Io non credo sia un caso. Credo che la Ikeda sia stata straordinaria, in questo, come in altre piccole scelte. Lei, verbosa, in quel bicchiere, capolavoro di non detto, ci racconta il dramma dei figli che escono dal seminato.
Dei figli che si sentono in colpa a tradire i genitori nelle scelte attese, nell’ammettere di poter amare qualcuno diverso dai genitori e, peggio, qualcuno che i genitori non vorrebbero mai. Dei figli che osano crescere e diventare adulti e dire no.
Non solo, il dramma del coraggio di tradire i propri genitori, le proprie radici.
Il dramma di cercare (a volte, non trovando neppure) se stessi.
Oscar si ammala del tradimento al suo mondo, al casato, al padre, alle scelte impostele. Oscar, letteralmente vittima di se stessa e della propria scelta di libertà, ne muore. Prima si ammala, poi si espone al punto di far ammazzare André e, dopo, se stessa.
Se non è riuscito il padre, ad ammazzarla, complice André, sta a lei provvedere. In un modo o nell’altro.
La perfetta metafora del dramma del figlio. Che o convive col senso di colpa, o si libera, morendo, o ne esce.
Risse ed *ENORMI* sex-symbol
Ripensavo, qualche tempo fa, alla diversa gestione della rappresentazione dei conflitti tra la Ikeda e Dezaki.
In particolare, alle risse di Dezaki. Una novità, in cui scopriamo André, usualmente taciturno, ben disposto o, perlomeno, non contrario a menare un po' le mani. In realtà, a ben guardare, non tutta questa novità, dal momento che anche la Ikeda fa esplodere in varie maniere André, tra accapigliamenti (nel senso letterale del termine: andate a riguardare le vignette con Alain) durante le scazzottate e tazze volanti (e purtroppo non bollenti).
La rissa, dunque, assume una funzione di valvola di sfogo, attraverso la quale André scarica rabbia ed aggressività.
Nel manga lo fa tirando, in un modo poco "da maschio", i capelli ad Alain, per di più reagendo a provocazioni verbali tipiche delle donne. Nel corso di questi alterchi la Ikeda gli fa pronunciare alcune cose interessanti ma, a ben guardare, dirette all’ego della donna – l’uomo nella Ikeda esiste per compiacere l’ego della donna, anche facendola soffrire: l’uomo nella Ikeda, per quanto carnefice, rende la donna centrale.
In Dezaki, invece, André si scatena, sebbene provocato – santa provocazione! – e scarica, come contro un cuscino, la sua rabbia. Beve, urla, strepita, canta (ci hanno privato dell'esperienza, ma quant'è più bello quel "Per dimenticare non c'è niente di meglio che bere...") e picchia, duro, durissimo. Le dà e le prende, più volte. Sembra un tema caro a Dezaki, questo, che torna, ricorre. Quindi, non più il damerino impomatato che, per accoppare Oscar, si infiocchetta, evidentemente pensando di porsi al livello quantomeno di Giro, ma un giovane che, per trovare la sua strada, cerca un lavoro e si pesta coi colleghi, accettandone il bene e il male, la compagnia, la goliardia, il nonnismo e tutto.
La rissa, dunque, come nobilitazione del personaggio, a renderlo meno "bikei", come umanizzazione del personaggio. E, dentro il personaggio, come modo per scaricare le tensioni, le delusioni, il dolore.
E’ un metodo valido.
Altra cosa su cui rimuginavo: Sex Symbol or not?
Voglio dire, André dalle spalle immense, squadrate, dai fianchi tanto magri da essere impossibile piazzarci un intestino, André narrato in fanfic, magnificato in disegni. Evabbè. André TROMBEUR, autore, suo malgrado, nel fandom, di inenarrabili (nel senso letterale, ahimé) prestazioni. Va bene. André piace.
Ma come mai, presso un numero sempre più crescente di fan, forse di età un po' più matura di altre, sebbene continui indefessa la stima per il Grandier, invece è il Soisson ad essere il reale sex-symbol, il personaggio realmente al centro delle fantasie? Quando si tratta di trasgredire, fateci caso, è con lui che avvengono le trasgressioni più forti e, spesso, più proficue del fandom, mica col Grandier, che viene relegato sì al ruolo di stallone, ma classico, il candidato paterfamilias, il terribile inseminator, l'infiocinatore delle ovaie femminili, quello sfigato che, ogni volta che anche solo pensa di trombare, rischia di ingravidare mezzo parterre muliebre di personaggi. Povero Grandier, con lo spermatozoo, come dicono Sonia e Sydreana, col mirino! Non sarà il caso di finanziargli una vasectomia radicale, tipo ci diamo un taglio, suvvia, un taglietto, e passa la rogna? O una scorta di pillola-cerotto-klaira o una sovvenzione di essure alle sventurate che sono sottoposte a un cotale rischio? E, invece, zitto zitto, il Soisson ha uno zoccolo duro (LOL) di mature estimatrici, che ne fanno il loro... ehm... stallone... non riproduttore (tranne eccezioni, colpa mia)... -_-; In effetti, come mai tanta differenza?
In fondo, la Ikeda ha fatto riprodurre due individui inutili come Rosalie e Bernard, mica i nostri! Eppure, eccolo là, il candidato *PAPI* (ehm, di questi tempi...) perfetto, il tonto pronto ad ingravidare l'utero di turno.
Chissà come mai? Il Grandier è troppo classico? Troppo tradizionale? Troppo amato, idealizzato, al punto che, con lui, non si osa e lo si condanna al ruolo de quo? Questione, dunque, di ruoli? Di... spalle? Ampie, amplissime, smisurate? Mentre il Soisson sarebbe trasgressivo e, quindi, con lui si oserebbe, liberandolo dal gravoso compito di fecondare le meschine?
L'enorme, insomma, come in fase di proof-reading di Chris abbiamo chaimato Al, alla distanza (ehm, sempre questione di... misure -_-;), la spunta.
da Sonia: novità ulteriori su Fersen
Credo di poter confermare al 90% che "Axel von Fersen" segnalato da IMDB come in arrivo per il 2010 è "Fersen - Time is about to change" del sito della Ironwood.
Ecco le fonti su cui mi baso:
http://cinema.theiapolis.com/movie-0CG0/axel-von-fersen/
come si si può notare il produttore, Ulf Ahlberg , è della Ironwood:
http://ironwoodfilms.com/TheProductionCompany.aspx
Da qui invece possiamo risalire al nome dell'altro produttore, Tony Krantz:
http://people.theiapolis.com/producer-001G/tony-krantz/
Ecco un breve cv dello sceneggiatore, a maggior conferma:
http://www.imdb.com/name/nm0959731/
Infine una chicca: da Googlemaps sono riuscita a reperire l'indirizzo svedese della Ironwood - sul sito c'è solo la casella postale - e ho scoperto che è singolarmente vicina alla alla casa di Mikael Blomkvist :) Una chicca per tutti gli appassionati di Millennium.
http://maps.google.it/maps?hl=it&safe=off&client=firefox-a&ie=UTF-8&q=ironwood+stockholm&fb=1&gl=it&hq=ironwood&hnear=stockholm&cid=15857808568066419132&li=lmd
da Sonia: Fersen prossimo venturo e rivoluzioni
In primis abbiamo Focus Storia n. 35, Settembre 2009, dedicato alle "grandi rivoluzioni": dagli Stati Uniti alla Francia, al '48 italiano fino ai nostri giorni. Come nello stile di Focus, gli articoli sono interessanti e seguiti da una bibliografia accurata e alla portata di tutti
E poi una notizia di cui seguire gli sviluppi: sul sito della casa di cinematografica svedese Ironwood (http://ironwoodfilms.com/start.aspx) si parla di un futuro film su Fersen.
Il titolo è Fersen - Time is about to change.
Questo il link http://ironwoodfilms.com/Fersen/
Purtroppo la mail della Ironwood non funziona, quindi non sono riuscita a contattarli direttamente. Ma, tramite amica di amica, ho fatto telefonare da uno svedese alla sede di Stoccolma. Lui non ha chiesto informazioni di dettaglio ma ha riferito che la Ironwood è viva e attiva e il suo presidente, Ulf Ahlberg, era, al momento (fine agosto) nella sede parigina.
Su IMDB si trova questa traccia http://www.imdb.com/title/tt1142968/
Forse si riferisce al lavoro della Ironwood? Non resta che seguire gli indizi e aspettare.
many and many a year ago
mi hanno dato da pensare le ragazzine a danza. Loro guardano Amici. Le mie compagne di classe impazzivano, allo stesso identico modo, per Miguel Bose. Allora a me non interessava, ero tutta presa dal mio mondo di cartoni e non le capivo.
E però...
E però...
Ancora una volta Massimo Rossi.
Lo doppiò in uno sceneggiato (all'epoca non si chiamavano fiction ed era tutto un altro livello culturale) e questo mi costrinse a fare i conti col personaggio.
Poi ci fu un Sanremo. E mio fratello, immancabilmente, li guardava. E lui fu bravo. E la canzone era bella. Bella bella. Di quelle che si i insinuano nei ricordi.
http://www.youtube.com/watch?v=7u6J1j7oSRM
Qui versione con la simpatica Shakira
http://www.youtube.com/watch?v=UDdp28d1-D0&feature=related
Qui live
http://www.youtube.com/watch?v=HBVIycyz16Q&feature=related
Tenuta tra i ricordi di cose belle per anni. Assieme a quel doppiaggio. Assieme ad Almodovar.
Poi, stasera, a danza, facciamo un po' di centro con quella musica. E tutto si risveglia...
Meraviglia! Troppo bella!!!
Presto post miei e di Sonia (i suoi veramente interessanti). Perdono, il tempo è tirannissimo e ho cambiato studio legale. Sono davvero contenta del cambiamento, ma il tempo non esiste più.
Intanto confermo il II volume di Liberté e il nuovo Fanart Calendar a dieci anni di distanza dal primo, sempre Elena ed io. :)
Collecting Oscar - plus
http://velvet.repubblica.it/fotovideo/home/7037713?ref=rephpsp1
Qui l'articolo, attenzione, è lungo tre pagine.
http://velvet.repubblica.it/dettaglio/lossessione-della-cyberforma/61432
Immagino che Alex potrebbe tranquillamente fare concorrenza a tale collezione. ^_-;
Qualche settimana fa su Tmc hanno anche pubblicizzato, sempre con richiami ad Oscar, il "Dizionario dei cartoni animati", di Simion, uscito da poco.
Parlando d'altro.
E' prevista per gennaio la traduzione della raccolta di racconti brevi "Coule la Seine", di Fred Vargas, da tempo uscita in patria. Per parte mia, in mancanza di meglio, sto ri-rileggendo (perso il conto) la serie completa. E che bello ritrovare i tre storici (Marc è sgangherato come me - ma io non sono brava ad arrampicarmi, Mathias piace alla mia cara amica), Kehlweiler gotico con la faccia da tedesco, e Adamsberg. Per tacer del gatto Boule. Fred Vargas crea dei personaggi che ti restano accanto, non scompaiono con l'ultima riga del libro.
Grazie ad una cara amica ho potuto vedere (finalmente) Petra versione video. Beh, capisco perché la Gimenez-Bartlett non fosse entusiasta (eufemismo). Si salva però la bella Renault Mégane gialla - ma quella è un vizio di famiglia.
P.S. Gaia è tornata!!!! :DDDDD
P.P.S. qui siamo al lavoro ^_-; nell'inequivocabile senso buono del termine (equini sul tavolo da disegno e qualche progetto di cui parlare con Elena)
Crudeltà (dis)umana
Nei mesi scorsi ho dovuto concentrarmi sul fumetto. Poi, ad aprile, è successo un casino a mio cognato, che è ancora ricoverato sul confine svizzero. Insomma, ho avuto altro per la testa.
Quello che è successo a mio cognato ha comportato molti cambiamenti. Cambia la vita in casa, queste cose sconvolgono, anche se si pensa di essere abituati. A volte, la malattia di un genitore è diversa da quella di un fratello maggiore, nei confronti del quale c'è un certo tipo di rapporto.
Dicevo, cambiano molte cose, si deve essere più elastici, si parte senza preavviso. Ecco, per chi non ha parenti intorno, dover partire lasciando in casa due gatti non è banale. Al che, si mendica per un giorno il favore dal fratello che vive al piano di sotto, per un altro paio si paga qualcuno, qualcuno peraltro che conosce bene la casa i suoi usi e le sue necessità e che guadagna 50 euro.
Quando poi i rientri, per superiori esigenze (effetto Voldemort -_-;), slittano, è un casino.
Ecco, io dovevo rientrare venerdì, poi il rientro è slittato a sabato e poi ancora di mezza giornata.
Quando sono rientrata le persone a cui avevo affidato casa e i gatti mi hanno fatto trovare una situazione disastrosa. Casa, che doveva restare con due vasistas e la gattaiola aperta, chiusa, un forno, essendo il sottotetto. Il mio gatto Buffo chiuso dentro, disperato. La mia gatta Gaia sparita.
Si tratta di persone che conoscono bene casa mia, i suoi usi, e che sanno come doveva essere lasciata. Si tratta di persone che potevano essere considerate di fiducia.
Non si è capito cosa sia successo, ma Gaia è sparita. Forse è rimasta fuori, col caldo, e ha cercato di procurarsi acqua, io non lo so, perché la gattaiola sapeva usarla. Però non c'era, non torna e non si trova.
Non c'è molto altro da dire sulla fiducia che si ripone negli altri, sulla corrispettività di prestazioni retribuite, sulla crudeltà nei confronti degli animali indifesi e che non possono raccontare cosa viene loro fatto.
Perché non controllare quanta acqua c'era? Perché non controllare se i gatti potevano o no uscire ed entrare in casa e nei balconi? Quelle persone erano lì per questo, una come favore personale, l'altra pagata, per lavoro. Se avessi voluto abbandonare i miei gatti non avrei potuto combinare peggio di quello che hanno combinato loro.
Incollo questo link. Non ho altre parole, solo tristezza, preoccupazione per la mia Gaia e un terribile vuoto dentro.
http://fiscalelegale.blogspot.com/2009/03/maltrattamento-animali.html
Amico mio, mia giovinezza (Il mio miglior amico)
Oscar parla di André come suo miglior amico. Fersen contraccambia con Oscar usando la stessa espressione. Possiamo ben immaginare la frustrata contenuta gioia con cui i rispettivi oggetti di cotale appellativo apprendano ed accolgano la ferale notizia, simile manifestazione non richiesta di apprezzamento e stima.
André e Giro, invece, che sembrano più diretti nei sentimenti, sia pure contorti, di amicizia non parlano. Anzi, se ne guardano bene. Alain neppure.
André, Giro ed Alain sono i tre che si dichiarano.
André vive per vent'anni e passa accanto ad Oscar. Il suo imprinting infantile dev'essere stato con lei, la dispotica ma affettuosa figlia del capo. Cosa avrà provato nei suoi sentimenti? Amicizia, sicuramente, ma allora perché non si esprime definendola "La mia migliore amica"? Forse perché la consapevolezza del sentimento di amore verso di lei ingloba da molto presto il sentimento dell'amicizia.
Amicizia, complicità, condivisione tendono a far parte del sentimento d'amore. Forse per questo, dunque, André non sente il bisogno di specificare che Oscar è la sua miglior amica. L'amore lo ingloba e, dunque, forse lo dà per scontato.
Forse.
Siamo tentati a supporre di sì. André viene rappresentato come un personaggio riflessivo che, perlomeno nell'anime, va a mitigare il focoso carattere di Oscar. Meno riflessivo, più verboso certamente, ma ugualmente mitigatore (la scena della carrozza con Oscar che fa letteralmente fuoco e fiamme di fronte all'omicidio di Pierre) anche nel manga, con i suoi pensieri su di lei (belli, peraltro). Eppure non sente il bisogno di affermare una scala di valori nell'amicizia.
Forse è vissuto solo in un giro ristretto e le amicizie latitano.
Forse ha confuso amicizia ed amore ed ecco spiegata la sua più che ventennale super-infatuazione.
E se, invece, una miglior amica l'avesse avuta? Al di là di Oscar?
O un miglior amico (perché siamo sempre portati a suppore che, essendo il miglior amico di Oscar, debba per forza avere un'amica donna e non uomo)?
Agghiacciante scenario. Soprattutto in prossimità di San Valentino.
A noi, non è dato saperlo, anche se immaginiamo (siamo onesti: immaginare non è esattamente il termine giusto, diciamo piuttosto scongiurare) tutti di no.
Tra parentesi: che belle quelle puntate di Capitan Harlock da cui prendo spunto per il titolo. Perché le realizzazioni successive non sono riuscite ad eguagliare quella malinconia, quei personaggi, quelle musiche, quel doppiaggio?
Uno stato di diritto
Eppure viene da domandarsi se esista ancora uno stato di diritto in Italia...
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/appello-liberta-giustizia/tsunami-costituzionale/tsunami-costituzionale.html
Interessanti anche le osservazioni qui riportate sull'uso insistito di una certa terminologia e sull'uso dei media.
http://www.unita.it/news/81331/la_foto_che_manca
Friends
E' straordinario. Davvero.
Grazie, ragazze. Grazie.
playing CAT and mouse with me
C'è qualcuno che arriva a fare una stronzata simile per riempirsi la giornata, l'oretta libera, la vita - che dev'essere ben misera, per arrivare ad immaginare di tentare di disturbare una come me. Che contorsione mentale.
E' una cosa che avviene ogni tanto, e stavolta, puntualmente, con l'uscita del fumetto, capita di nuovo.
A questo qualcuno io non rispondo.
Io ho la mia vita.
Ho fatto le mie scelte anni fa.
E non intendo avere contatti con questo qualcuno né intendo accettare che questo qualcuno tenti di giocare al gatto col topo con me periodicamente, con mail anonime o pseudonime, tentativi di contattarmi e via discorrendo.
Io sono una persona normalissima, ho i miei contatti, mi fa piacere ricevere posta relativa al sito, di solito se posso rispondo, e ho una vita sociale normale, però questo non lo accetto! Né accetto il fatto che chi di me si è fatto (e ha nutrito a bella posta, per sé e la propria cerchia) un'opinione tutta sua (per non dire altro), cerchi di approfittare dell'uscita del fumetto per mettermi in pessima luce, indurmi a reazioni, screditarmi.
Io non ci sto.
Io sono una persona libera.
E scelgo di dire NO!
ORA BASTA!
Omaggio a Matteo Setti e Giò di Tonno
http://it.youtube.com/watch?v=nu0U-rqVnUA&feature=related
Detesto certe sparizioni di artisti, che tanto somigliano ad abusate pratiche di silenziamento attuate dell'università italiana e da molte aziende: sotto gli iceberg dei titoli e degli organigrammi si oscurano i sommersi.
Così, chi si fa il mazzo e lavora non esiste perché non viene nominato, mentre i fighetti svettano negli organigrammi e nei posti che contano e si prendono i commoda. Siamo in Italia, no? -_-; Che altro ci si può attendere?
Certa gestione del potere fa schifo, però, almeno, c'è chi non dimentica. E io voglio ricordare quanto sono bravi questi due ragazzi, che hanno fatto vivere Notre Dame italiana
Doujinshi Liberté in uscita a novembre
http://digilander.libero.it/LittleCorner/Maindoujinshi.htm
Qui tutte le indicazioni, in concomitanza con l'update del sito. >< E' stata dura...
Uscita fumetto Lady Oscar
Con un certo ritardo rispetto a quanto annunciato, il 24 ottobre è uscito Le rose di Versailles, riedizione della nostra curata dall'autrice.
Altra uscita, sempre relativa alla nostra, riguarda noi. Liberté è pronta e nel prossimo update daremo l'annuncio. :)))
Il che non significa che posso mettermi in relax, dal momento che devo inchiostrare le matite del prossimo episodio. Per un'idea dei tempi, le matite le ho terminate nel 2004. -_-;
Ma ora pensiamo a questo primo volumetto, e speriamo che piaccia. :)))
Chi lavora per la gloria... e chi ci guadagna
Grazie per la segnalazione dell'ennesima rogna.
http://cgi.ebay.it:80/BOOKMARK-LADY-OSCAR-VERSAILLES-NO-BARA-Segnalibri_W0QQitemZ260290778103QQcmdZViewItem?hash=item260290778103&_trkparms=72%3A908%7C39%3A1%7C66%3A2%7C65%3A12%7C240%3A1307&_trksid=p3286.c0.m14
Anzi, tutti quelli che hanno scritto, per saluti, indicazioni musicali, condivisioni e varie, e non ho ancora potuto rispondere, scusatemi... sono indaffarata...
Laura
Vecchie glorie
Tutti ricordano Sandokan, recentemente ripropostosi anche come naufrago, ma io preferisco ricordare la discrezione e l'eleganza di Carole André.
Era, quella che linko, una delle mie canzoni preferite, il lato B del 45 di Sandokan (ho anche il 33 con la colonna sonora). Forse poco valutata, ma a me è piaciuta sempre tantissimo, poi mi fa pensare ad Oscar...
Qui altra versione
http://es.youtube.com/watch?v=VJqilZeax9s&feature=related
Agli Oliver Onions dobbiamo anche Galaxy Express, Rocky Joe, Forza Sugar (quanto era carino!) e le sigle di Marco Polo, bellissimo, della Tms, introvabile (per me, almeno...) e lasciato solo alla forza dei ricordi (che, spesso, rendono tutto più bello).
Questo, Marco Polo:
sigla iniziale
http://es.youtube.com/watch?v=rQia_9Sso0E&feature=related
e finale
http://es.youtube.com/watch?v=8kvGUyWd2vs&feature=related
(qui sorvolando sul testo "la sua gente che lo ama sempre più": tutti sappiamo come finì Marco Polo al suo rientro). -_-;
Visto che siamo in tema di amarcord, La spada di King Arthur: ebbi in mano il 45 giri prima ancora di vedere la serie, nel 1981, e divenni una fan di Riccardo Zara (di cui avevo Viaggio di un poeta) e i Cavalieri del Re ben prima di Lady Oscar.
Il cartone anche mi piaceva, il mio personaggio preferito era, ovviamente, Tristano. :) E mi piaceva la ragazza, l'amica di Tristano, che indossava anche lei l'armatura, la bionda. Tanto per cambiare... ^_-;
Mi piacque meno, invece, la II serie, perché secondo me, tra personaggi nuovi e situazioni ripetitive, si era persa l'originalità della I. (ARGHHH, leggo che nel 98 è stato ridoppiato e risiglato da Mediaset in occasione della ritrasmissione ed è questa la versione commercializzata in dvd!!!)
http://es.youtube.com/watch?v=rQia_9Sso0E&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=JPdefyGzV3o
Da Annarita con furore
Anny, però, che ha studiato canto, mi segnala di aver trovato, finalmente, l'aria che viene cantata prima dell'attentato di Saint Just a teatro. Si tratta di "Lasciatemi morire" dall'Arianna di Monteverdi.
Ed ecco qui il link che mi ha inviato.
http://www.youtube.com/watch?v=GFOEuGJd-qA&feature=related
Grazie mille, dunque, Anny, e buon ascolto!
Hokuto no... Osukaru °_° + Mr G
Comunque, ecco un link
http://www.hokutodestiny.com/hokutonoken.php?page=raoh_gaiden_gekito-hen
e qui il sito giappo
http://www.hokuto-no-ken.jp/
E con ciò, buon secondo compleanno di Mr G!
Sounds, Words...
Serata alle solite. Le undici e non si sa a che ora si cena o che...
Intanto stiro. E, al colmo della rivolta femminile, sommersa da una ben poco eroica ed oscariana pila di bucato, guardo, non sia mai, Lady Oscar. Anche il Grandier, non guasta. Il film Insieme per sempre, vhs Dynamic. E mi rendo conto che, non ascoltando da un po' la VULGATA, a parte svarioni assurdi (Hansel e le sue tavanate e una certa legnosità dovuta al pessimo adattamento), non è male, intendo, come loro, i nostri doppiatori, hanno interpretato (non voglio usare il termine recitare), come hanno donato le voci. Riascoltandolo con tanta distanza di tempo, non notavo più tanto le differenze di intonazione, ma le somiglianze, le sfumature. Anche se...
E però, permettetemi una cosa. La scena famigerata dello strappo della camicia. Sentito la musica di sottofondo? Conferisce alla scena un alone doloroso, maliconico, che grava su Oscar e André, sulla loro tristezza.
Bella, questa versione con quella musica. Diversa, ma bella. Di una tristezza infinita. Quella musica addolcisce tutto. La violenza che si prova, con Oscar, stemperata nella malinconia. E' una scelta notevole.
E poi, che emozione sentire Oscar chiamare André "Amore mio"... WOW! Quando, nel bosco, dice, con trasporto, "Amore mio, con te al mio fianco posso vivere per sempre...". Troppo, troppo bello... *_* Tutti abbiamo immaginato di sentirglielo dire: qui lo fa davvero! Non è poco. Dalla voce della mente, dalla voce dei racconti, alla voce reale. Gliel’ha detto. Era ora! Era ora! Un catartico “Finalmente!”.
E poi quell'addio, appena sussurrato, le loro parole pronunciate con pudore, discrezione, a bassa voce, in mezzo alla gente, che pure tace e si è fatta distante, muro di persone sospese nel limine del passaggio. Un addio in pubblico, per un fatto del tutto privato, come l'amore, come la morte.
E lei che, accorata, ricorda quell'alba che hanno visto insieme, e vorrebbe vederne un'altra, mano nella mano, e pensa alla fortuna di essersi conosiuti e - dopo, aggiunge, - di essersi amati. E' un pensiero straordinario, quel "di esserci conosciuti".
Straordinario. E toccante.
Sono piccole immagini straordinarie, quelle che Oscar qui, senza neanche la potenza delle immagini, solo sceneggiatura, per voce solo, evoca. Siamo di fronte ad un’opera che sfrutta appieno tutte le sue potenzialità. E dove il disegno non arriva – per scelta per esclusione ed evocazione del regista, per fretta di chiudere, per tempi ristretti di produzione -, ecco la potenza di poche, infinite, parole.
E le immagini finali, quel montaggio, quella scelta, davvero commovente nel metterli assieme, nel ricordarli assieme. Nel volerli rivedere assieme e pensarli così, anche quando, in effetti, non lo erano.
Musiche di Yoshiki + la mia estate
http://uk.youtube.com/watch?v=hKO_OJnQ2cY
Da Yoshiki, a cui sono state affidate le musiche del nuovo film…
L’ho beccata inseguendo i soliti ladri di file.
http://groups.msn.com/ElMundoDeLaCigarra/lapelicula2007.msnw
più esattamente, nella banda di sinistra, alla voce “New Movie Song”, si apre il link al testo
http://groups.msn.com/ElMundoDeLaCigarra/nuevacancin.msnw
e, da lì, quello a You Tube che ho riportato. La musica è quella che si sente in sottofondo alla presentazione Toei.
Questo invece è l'agriturismo di cui si occupa una cara amica e ci tengo a segnalarlo perché è molto suggestivo
http://www.lapolverosa.com/italiano/index.html
Scusate, ma ci tenevo :)))
Nuovo fumetto
Ecco qui l'ennesimo motivo di diatriba dei fan, magari di scontento per chi si era procurato la Perfect edition giappo a suon di Yen, con le sue tavole a colori... La nuova edizione, di cui si vociferava da un po', già crea sconcerto. In fondo, basta che se ne parli... e che... compriamo...
Ma non vi sembrano un po' rosa le facce delle cover? ^_-;
http://animeclick.lycos.it/notizia.php?id=18011
http://animeclick.lycos.it/notizia.php?id=19011
Duelli...
È stato un caso… me lo sentivo? Pensavo all’episodio 20 e martedì mi ci sono imbattuta in tv.
Premetto che questa replica non ho potuto seguirla e che avevo visto solo la pubblicità, all’ora di pranzo, il lunedì che iniziava – su questo, apposito post –, per cui…
Il 20 è l’episodio che preferisco e rivederlo mi ha portato a ragionare su alcune tematiche ricorrenti nella Lady Oscar televisiva, che nel manga mancano.
Il topos del duello, per esempio.
Oscar e André ci vengono presentati nel corso di un duello-gioco-scontro-incontro verbale-talking fin dal primo episodio. Come ho avuto occasione di scrivere, in quell’episodio così disneyano non solo troviamo i nostri che per la prima volta vengono presentati combattendo tra di loro con le armi, ma, successivamente, che usano lo stesso metodo, semplicemente, mollando le lame per passare alle mani, come strumento di comunicazione. Comunicazione verbale e corporale. E mani che, da chiuse a pugno, si chiudono attorno alle dita dell’altra. In un breve, fugace tocco. Che dura un niente ed alimenta l’immaginario dal 1982.
In questa fase del cartone, a ben guardare, il topos del duello viene ampiamente ripetuto tra Oscar e André, proprio con la ragione di sottolineare sia la maggiore abilità di Oscar, sia la funzione calmierante di André, che, appunto, durante quegli *incontri*, porta Oscar ad una minore impulsività, a sbollire la rabbia.
Il duello è quindi, e ripetutamente qui, metafora tutta fisica del confronto verbale.
Ricordiamo André che sottolinea “Io non ho più una madre di cui occuparmi”, nel mentre blocca Oscar con la spada, sperando di portarla ad una decisione.
Neppure Rosalie viene risparmiata in questo tour de force.
Così, fino al fatidico 20.
Il 20 segna il limen. Il dialogo non è quasi più verbale, si fa tutto interiore. Si compone di sguardi, silenzi, gesti. Il pensato, le musiche. Ma André le cose più importanti che vorrebbe poter dire, ancora una volta, come nell’episodio 1, le tace.
E i duelli, la parte ripetitiva e rassicurante negli script degli episodi, cessano. Dal 20 in avanti lo schema si perde, forse anche per la necessità di correre verso la fine di quell’insuccesso di broadcasting che fu la Lady Oscar televisiva alla prima messa in onda in Giappone. Dai canonici 52 a 40 episodi, l’episodio bis (e fantasma quasi irreperibile) con il finale affrettato. E via al taglio. Non è dato sapere cosa fosse originariamente preventivato, cosa fu cambiato, ma l’affrettarsi verso la fine è evidente, sia pure con alcuni episodio chiaramente interlocutori in cui però il rapporto tra i nostri procede (uno per tutti il dialogo sul ponte in notturna tra Alain e André – disegnato malissimo – e la stretta della mano di André sul polso di Oscar al termine dell’episodio sull’inutile missione ad Aroncourt).
Fino all’ultimo duello.
Oscar e André sono ormai distanti.
André è ferito, deluso. Forse presagisce che continuare a nutrire quell’amore è una follia tutta sua a cui lui solo può dar un termine.
Oscar è innamorata, delusa.
“Non riesco a prendere bene le distanze”, quasi si giustifica, André, nel chiedere ad Oscar l’ultimo duello. L’ultimo scontro. Quello immediatamente precedente, per lui, ha rischiato di finire molto male. E sarà davvero, l’ultimo. Il divario che si è scavato nei lunghi anni (ma sono davvero tanti? No, lo sembrano perché non erano un tempo da cartone animato, ma nella vita vent’anni volano…) tra loro due pare simboleggiato da quell’ultimo duello, da André che non riesce più ad affrontarla.
E, infatti, in quel duello, tace.
Non più i loro scambi, non più la sua voce limpida che riprende Oscar, l’avvolge d’affetto.
Lame, spostamenti d’aria, rumore d’erba e passi. Giusto qualche grido, uno straccio di spiegazione. Ma non c’è più dialogo.
C’è solo quello sguardo, quasi vuoto, che lui, atterrato sulla fontana, incredulo le rivolge, senza forse vedere.
Metafora?
Forse. Il nordico guastafeste interviene da par suo e non ci è dato sapere come sarebbe continuato tra i nostri (se qualcuno ha idee, mi dica, sono curiosa…).
Eppure, neanche allora, neanche in quel pozzo di silenzio, André pensa mai di mollare Oscar.
Dopo di allora, i duelli saranno quelli degli altri. André potrà solo provare ad intuirli, in una visione sfocata di pioggia.
Laura, 29 aprile 2008 - redazione per il blog I maggio 2008
P.S. E domani, 2 maggio, auguriamo buon compleanno al Grandier (e a mio nipote Alessandro Italo ^_-;)!!!
P.P.S. Mi ero persa la versione due sigle. -_-; Certo che l'eleganza di quella vecchia è evidente. E quella spuria, ut ita dicam, se col corredo delle immagini di montaggio con cui fu presentata era nel solito trend biscione, montata sulle bellissime immagini dell'opening... -_-; ;_; +_+;
File stealing francese
Stavolta mi hanno segnalato
E qui ha fregato per fare le skins due disegni del calendario, uno di Elena, la notte del 12 luglio, uno mio Masquerade.
http://zipporah.free.fr/lady/skins_winamp.htm
Non ho parole di fronte a tanta ignoranza e maleducazione.
Mrs. Kodemari ha fatto bene a sottolineare il loro cattivo comportamento nell'intervista.
Passeggini e marsupi pseudo-oscariani
Non poteva mancare la rete due, che nell'edizione Costume e società del tg delle 13 presentava un servizio su, credo, una fiera ad hoc, in cui - ed è qui che la cosa ci tocca - passeggini e marsupi (I suppose) di una linea (credo elegante) black and white mostravano clamorosi ghirigori modello uniforme Lady Oscar, con tanto di fogliame tardo Impero (è noto, per ammissione della stessa Ikeda, che le uniformi sono quelle di qualche anno dopo...).
@_@;;;
30 anni fa Goldrake
http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?filtro=Tutti&pagina=1&passo=4&uuid=f0edf0c2-020a-11dd-b2eb-00144f486ba6&navName=Ricerca&testoRicerca=goldrake
ricorda il trentennale della prima messa in onda italiana di Goldrake.
Che emozione, anche perché io ho solo le vecchie cassette, non ho potuto comprare né i dvd giapponesi, di cui mi sembrano bellissime le cover, né quelli nostrani, di cui comunque non mi hanno detto un gran bene.
E che emozione, perché io quel pomeriggio c'ero, e lo ricordo benissimo. Actarus piaceva anche a mia madre. Actarus romantico, impulsivo, introverso... Actarus che, fino all'arrivo della nostra (tale Oscar con corredo del Grandier...) è stato il mio preferito, fonte di dolore quando, il 6 maggio 1978, sabato, finì la prima serie; fonte di traumi, con quella benedetta cicatrice rossa (anche perché che lui ne guariva grazie al raggio sparatogli dall'amico Markus lo scoprii dopo, nei libri illustrati - l'episodio non era stato trasmesso), e con quel finale amaro di un ritorno-addio.
Actarus che entrava nel mio piccolo mondo, colorandolo. Fino ad allora avevo il disegno e il balletto e i cartoni che trasmettevano sulle reti che riuscivo a vedere non corrispondevano al mio modo di immaginare. Quella volta, invece, scoprii un mondo intero, molto più vicino al mio di quanto non avessi sperimentato prima. Avevo trovato qualcosa di vicino, finalmente, in quel 1978 in cui a scuola di ballo facevamo Il venditore di palloncini e per la prima volta il vestito non me lo cuciva mia nonna, perché suo fratello era stato male e non aveva avuto tempo, ma la sarta.
Sono contenta che ancora ci si ricordi di queste cose, che un giornale come il Corriere non dimentichi. E' una bella cosa, in un mondo in cui tante volte l'ingratitudine la fa da padrona e si corre sempre avanti senza guardarsi mai indietro.
P.S. Ai miei tempi i nemici erano i veghiani, non vegani - quelli sono un'altra cosa...
Musica
Io le dissi che mi piaceva l'idea e che l'avrei messo on line. Ecco, ora saldo il debito. Sono curiosa di sapere cosa ne pensate, cosa proponete, e vorrei ampliare la proposta a cosa ascoltano André ed anche Alain.
Colgo l'occasione per farvi di nuovo mille mille auguri di ogni bene :))) e per ringraziare chi ha scritto e chi mi ha mandato dolcissime soprese per posta. :))))
Da Alessandra: segnalazione intervista a Mrs. Kodemari
http://www.expatclic.com/eofi/article.php3?id_article=2204
Volevo inserirlo subito nel blog ma ho atteso il consenso delle autrici.
L'intervista è stata realizzata da Anne e Valérie.
Come nota Alessandra, dice alcune cose interessanti sia sul furto di file sia sulla possibilità di fare fanart, riguardo a questo io sapevo che la Ikeda le tollera, purché non separino Oscar e André... ^_-;



Ultimi commenti